Afghanistan: perchè i talebani non possono vincere

Pubblicato il 13 gennaio 2018 alle 6:01 in Afghanistan Approfondimenti

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Nonostante i continui attacchi contro le forze di sicurezza afghane e straniere, i talebani sono ormai molto indeboliti e, difficilmente, riusciranno a rovesciare il governo di Kabul.

Questa è la tesi di un articolo pubblicato su Foreign Affairs dal direttore del Transnational Threat Program del Center for Strategic and International Studies (CSIS), Seth J. Jones, ad avviso del quale una futura vittoria dei talebani è pressoché impossibile.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Sedici anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica. Dal momento che, il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump ha annunciato una nuova strategia in Afghanistan, dove è previsto che le truppe americane, aumentate da 11,000 a 15,000, rimangano ancora per molto tempo, secondo Seth J. Jones, i talebani non potranno mai raggiungere il loro obiettivo. Al contrario, spiega l’autore, è più probabile che la debolezza dei militanti e del governo afghano portino a una situazione di stallo nel breve futuro.

Jones riferisce che i talebani di oggi non sono più quelli degli anni ’90 che governavano l’Afghanistan. L’attuale leader dei militanti, Haibatullah Akhunzada, un ex capo della giustizia e leader del consiglio degli esperti religiosi talebani, ha cercato di guadagnare il consenso della popolazione proponendo riforme scolastiche e progetti di sviluppo, senza successo. Inoltre, i talebani di oggi sono più avanzati tecnologicamente rispetto a quelli di 20 anni fa, poiché utilizzano internet e i social network per diffondere la loro ideologia. Dal punto di vista strategico, i talebani sono ormai concentrati nelle zone rurali del Paese, da dove organizzano e conducono attacchi mirati contro Kabul e le altre città afghane. In particolare, i leader hanno creato una struttura organizzativa all’interno della quale i vertici hanno la funzione di guida, mentre gli ufficiali militari sul campo hanno libertà decisionale sulle operazioni e le tattiche da adottare in battaglia. In termini di controllo del territorio, nel corso degli ultimi 2/3 anni, i talebani hanno subito diverse sconfitte. Basti ricordare che, dopo aver preso il controllo della città di Kunduz, nel nord del Paese, nel settembre 2015, sono stati spodestati dalle truppe americane e afghane. Ugualmente, nel 2016, i talebani hanno cercato di conquistare diverse province, riuscendo tuttavia a insediarsi soltanto in alcune e, infine, nel 2017, i militanti sono stati incapaci di esercitare una pressione continuativa su nessuna area vicina alla capitale.

Jones individua 5 motivi chiave che, a suo avviso, stanno alla base della debolezza dei talebani.

Il primo motivo è che, ormai, l’ideologia professata dai combattenti afghani è troppo estrema per far presa sulla popolazione, la quale è divenuta molto meno conservatrice. Ad esempio, la maggioranza dei cittadini afghani è a favore del diritto di voto delle donne e, inoltre, le ragazze, che sotto ai talebani non possono ricevere alcuna educazione, costituiscono il 39% degli studenti afghani. Non è quindi una sorpresa il fatto che, secondo una statistica del 2015, il 92% della popolazione afghana supportasse il governo di Kabul e solo il 4% fosse a sostegno dei talebani.

Il secondo motivo è che i talebani sono per la maggior parte un movimento etnico e religioso indoeuropeo pashtun, che gode del supporto solo delle aree hazare, tajikistane e uzbeke. Circa l’80% degli attuali leader talebani appartengono a tale movimento e, date le discrepanze con le comunità locali, ciò costituisce un punto di debolezza molto importante che determina un basso livello di consenso.

Il terzo motivo che svantaggia i talebani è il loro utilizzo di tattiche brutali nell’esercizio del proprio controllo. Tale elemento, in particolare, ha eroso il supporto popolare del quale in militanti godevano un tempo in tutto il Paese. Come molti altri gruppi di insorti, i talebani colpiscono spesso i civili e il personale governativo sia per mezzo di assalti, sia con attentati esplosivi. Secondo le Nazioni Unite, i primi 6 mesi del 2017 sono stati il periodo di tempo più mortale per i civili mai registrato prima. Secondo le stime dell’Asia Foundation, il 93% della popolazione afghana ha paura dei talebani, in quanto teme la loro brutalità e la loro visione estremista. Le offensive dei militanti hanno infatti costretto gli abitanti di numerose aree a sfollare, riducendo altresì l’accesso degli aiuti umanitari.

Il quarto motivo della debolezza dei talebani è la corruzione. Molti sostengono che essa sia presente solo all’interno del governo di Kabul ma, al contrario, spiega Jones, anche i talebani sono molto corrotti, soprattutto nell’ambito del traffico di droga. Quando governavano l’Afghanistan negli anni ’90, i militanti avevano proibito la coltivazione delle piantagioni utilizzate per fabbricare sostanze stupefacenti. In seguito all’invasione americana e alla loro sconfitta nel 2001, i combattenti hanno intrapreso il commercio dell’oppio e delle droghe, al fine di avere maggiori finanziamenti per portare avanti la loro campagna militare contro le forze afghane e straniere. Secondo quanto riportato dal New York Times, domenica 19 novembre 2017, i raid americani avrebbero colpito 10 depositi di droga appartenente ai talebani, il cui commercio ha un valore annuale di 200 milioni di dollari, pari a più della metà dei finanziamenti complessivi dei militanti. Non a caso, l’Afghanistan è considerato il principale produttore di oppio al mondo, producendo l’80% delle riserve della sostanza del globo.

Il quinto ed ultimo motivo della debolezza dei talebani, secondo l’autore, è il supporto dei Paesi vicini, una fondamentale fonte di sostentamento e di sopravvivenza per i combattenti afghani. Il Pakistan, in particolare, e la sua agenzia di spionaggio Directorate of Inter-Services Intelligence (ISI), forniscono diversi tipi di assistenza ai talebani e ai gruppi alleati, come l’Haqqani Network, tra cui soldi, informazioni, armi ed equipaggiamento per la comunicazione. Tale fatto è fonte di tensioni tra il governo di Islamabad e gli Stati Uniti, i quali hanno deciso di tagliare parte dei fondi forniti al Paese per esercitare pressione affinché venga portata avanti una rigida campagna antiterrorismo. L’obiettivo di Washington è quello di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione per stabilizzare l’Afghanistan. Dal momento che il Pakistan è considerato un rifugio sicuro per i terroristi, il presidente Trump e il direttore della CIA, Mike Pompeo, durante i primi giorni dell’anno, si sono scagliate contro le autorità di Islamabad, accusandole di prendere in giro gli USA.

In conclusione, Jones sostiene che, nonostante diversi esperti occidentali temano un’imminente vittoria dei talebani, il futuro dei combattenti, in realtà, non è così positivo. Dal momento che il gruppo non ha la capacità ed i mezzi per rovesciare il governo di Kabul, l’unica alternativa, secondo l’autore, è quella di intraprendere negoziati di pace. Tale opzione sarebbe vantaggiosa anche per le autorità afghane che, trovando un compromesso pacifico, vedrebbero la fine delle continue offensive. Tuttavia, ciò sarà possibile soltanto con un forte sostegno da parte degli Stati Uniti e da un Pakistan non più colluso con i gruppi terroristici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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