La Turchia contro le accuse di terrorismo degli Stati Uniti

Pubblicato il 12 gennaio 2018 alle 17:19 in Turchia USA e Canada

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La Turchia si è espressa contro un avviso emanato dagli Stati Uniti, nel quale si invitano i cittadini americani a riconsiderare i viaggi in Turchia “a causa del terrorismo e degli arresti arbitrari”. Si tratta di una questione che potrebbe rendere ancora più tese le relazioni tra i due Paesi della NATO, secondo quanto riferito dal quotidiano turco Hurriyet Daily News.

In questo contesto, giovedì 11 gennaio, Ankara ha convocato l’incaricato d’affari americano in Turchia, Philip Kosnett, per esprimere la propria contrarietà nei confronti della categorizzazione dello Stato come un Paese con un “crescente rischio per la sicurezza”, insieme al Sudan, al Pakistan e al Guatemala. Si è trattato della seconda convocazione del diplomatico in meno di 24 ore. Martedì 9 gennaio, Kosnett era stato chiamato per discutere la questione del sostegno militare che Washington continua a fornire nei confronti dei gruppi curdi siriani che combattono nel conflitto civile siriano e che Ankara considera un’organizzazione terroristica.

L’avviso che ha infastidito il governo turco era stato postato sul sito internet del Dipartimento di Stato americano e includeva una lista di Paesi suddivisi in quattro categorie, a seconda delle condizioni di sicurezza che li contraddistinguono. La terza categoria, nella quale la Turchia è stata inserita insieme al Pakistan, al Sudan, al Venezuela, alla Russia e al Guatemala, invitava i cittadini americani a riconsiderare la decisione di viaggiare nel Paese per motivi di sicurezza, a causa del rischio di terrorismo e della detenzione arbitraria degli individui, dovuta al persistente stato di emergenza.

L’8 gennaio, il vice primo ministro e portavoce del governo, Bekir Bozdag, ha annunciato che la Turchia era pronta a estendere lo stato di emergenza per il periodo di 3 mesi. La misura era stata adottata per la prima volta il 21 luglio 2016, in seguito al fallimento del colpo di stato, avvenuto il 15 luglio 2016.

In merito alle ragioni legate al terrorismo, l’avviso esorta i cittadini americani a non viaggiare nei territori al confine tra la Siria e la Turchia, con particolare riferimento alle province sud-orientali di Hatay, Kilis, Gaziantep, Şanlıurfa, Şırnak, Diyarbakır, Van, Siirt, Muş, Mardin, Batman, Bingöl, Tunceli, Hakkari e Bitlis, dal momento che “i gruppi terroristici continuano a programmare attacchi contro la Turchia e le organizzazioni terroristiche colpiscono i turisti occidentali”. In questo contesto, le mete turistiche, i mezzi di trasporto, i mercati, i centri commerciali, gli hotel e i ristoranti possono costituire un obiettivo degli estremisti e sono da evitare.

In riferimento alle detenzioni arbitrarie, l’avviso specifica che “le forze di sicurezza hanno arrestato individui sospettati di affiliazione a presunte organizzazioni terroristiche, sulla base di prove scarse o segrete”, nel quadro delle misure straordinarie consentite dallo stato di emrgenza. 

Non è la prima volta che si assiste all’insorgere di tensioni tra la Turchia e gli Stati Uniti. Il 9 ottobre 2017, l’ambasciata turca a Washington aveva annunciato la sospensione dell’emissione di visti per i cittadini americani, eccezion fatta per quelli di immigrazione, in tutti i consolati turchi presenti nel territorio degli Stati Uniti, in risposta a una misura simile presa dall’ambasciata americana ad Ankara, il giorno precedente. Il provvedimento di Washington impediva ai cittadini turchi di ottenere un visto per viaggiare negli Stati Uniti, a meno che non avessero intenzione di trasferirvisi. La decisione degli Stati Uniti era giunta dopo che, mercoledì 4 ottobre, a Istanbul, le autorità turche avevano arrestato un impiegato del consolato americano con le accuse di spionaggio e di sovvertimento dell’ordinamento costituzionale. L’uomo era sospettato di avere legami con Fethullah Gulen, leader dell’Organizzazione terroristica Fetullah (FETO), accusata di aver orchestrato il colpo di stato che, il 15 luglio 2016, aveva tentato di rovesciare il regime del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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