15,000 cittadini del Camerun si rifugiano in Nigeria

Pubblicato il 12 gennaio 2018 alle 6:01 in Africa Camerun

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Più di 15,000 cittadini del Camerun sono fuggiti in Nigeria nelle ultime settimane per via degli scontri tra gli indipendentisti anglofoni locali e il governo centrale di Yaounde.

I disordini sono scoppiati nel novembre 2016, quando insegnanti e avvocati anglofoni nelle regioni sud-occidentali e nord-occidentali camerunensi hanno cominciato a protestare, poiché frustrati per essere obbligati a insegnare in lingua francese. Le tensioni raggiunto il picco di violenza lo scorso primo ottobre, quando i separatisti hanno proclamato l’indipendenza dell’Ambazonia, conosciuta anche come Camerun britannico del Sud, zona che comprende le aree meridionali del Paese africano in cui la lingua europea prevalente è l’inglese. Le radici della divisione linguistica risalgono alla fine della Prima Guerra mondiale, quando la Società delle Naizoni decise di dividere il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori francesi e inglesi. In seguito all’indipendenza dalla Francia nel 1960, nel 1961, il Camerun del sud, sotto dominazione inglese, si è unito alla Repubblica del Camerun. Tuttavia, ancora oggi gli indipendentisti sostengono che alla fine del regime coloniale, all’Ambazonia non fu mai data la possibilità di scegliere l’indipendenza. Tali rivendicazioni sono state alimentate nel corso degli anni dalle politiche discriminatorie del governo di Yaounde nei confronti della minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione.

La dichiarazione di indipendenza dello scorso primo ottobre ha costituito un duro colpo all’autorità del presidente Paul Biya, in carica dal 1982, dal momento che vorrebbe ricandidarsi alle prossime elezioni. Per cercare di sedare le offensive dei separatisti, Reuters spiega che Biya ha effettuato una violenta repressione, posizionando l’esercito nei territori del sud, che ha costretto migliaia di cittadini anglofoni del sud del Paese a scappare nella vicina Nigeria. Secondo quanto riferito dagli ufficiali nigeriani, la maggior parte degli sfollati sarebbero donne, bambini e anziani. Gli scontri, oltre ad aver prodotto diversi morti, hanno causato centinaia di feriti. I rifugiati che si trovano in Nigeria necessitano di assistenza umanitaria, motivo per cui le autorità nigeriane e camerunensi si confrontano regolarmente per cercare di trovare una soluzione. La scorsa settimana, le autorità di Abuja hanno arrestato 12 leader dei separatisti anglofoni, tra cui il presidente del governo autoproclamato d’Ambazonia, Sisiku Ayuk Tabe.

Secondo le stime della UN Refugee Agency, dall’inizio degli scontri al novembre 2017, erano più di 40,000 i cittadini camerunensi scappati in Nigeria. Ad oggi, tale cifra è aumentata significativamente

Il Camerun, posizionato nell’Africa centrale, ha al suo interno più di 200 gruppi linguistici differenti, che gli hanno conferito la definizione di “Africa in miniatura”. Nonostante detenga il livello più alto di alfabetizzazione del continente, è dilaniato da una profonda corruzione e dal terrorismo. Le tensioni con i separatisti anglofoni non sono infatti l’unica minaccia alla stabilità del Paese. Confinando a nord-est con la Nigeria, dal luglio 2012, il Camerun è colpito dalla violenza del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, che ha dato il via alla prima campagna di attacchi suicidi nella regione dell’Estremo Nord del Paese. I residenti della zona sono stati costretti ad abbandonare le proprie case, mentre il governo di Yaounde ha dovuto concentrare gradualmente le forze di sicurezza nel nord. Con il passare degli anni, Boko Haram è divenuto sempre più attivo in Camerun, iniziando a compiere anche rapimenti, una pratica particolarmente utilizzata dai fondamentalisti nigeriani.

Dall’altra parte, la Nigeria, che confina per tutto il fianco sud-orientale con il Camerun, è dilaniata a sua volta dalla furia dei jihadisti di Boko Haram, i quali, dal 2009 a oggi, hanno causato la morte di più di 20,000 persone, e hanno forzato quasi più di 3 milioni di cittadini ad abbandonare il Paese. Oltre ad aver causato una grave crisi umanitaria, la violenza del gruppo terroristico è una minaccia anche all’economia locale, che è una delle più prosperose del continente e più influenti della regione, in quanto la Nigeria è la principale produttrice di petrolio dell’Africa, e la quarta esportatrice di gas naturale in tutto il mondo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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