Turchia: completati 80 km del muro al confine con l’Iran

Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle 12:19 in Medio Oriente Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha completato più della metà del muro che separa il Paese dall’Iran e progetta di finirlo entro la prossima primavera.

Il 9 agosto 2017, Ankara aveva annunciato l’inizio dei lavori per la costruzione di un nuovo muro al confine con l’Iran, all’interno di un più ampio piano turco per contrastare il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia. Secondo quanto riferito dalle autorità turche, l’obiettivo del muro sarebbe quello di potenziare la sicurezza al confine, per prevenire attacchi terroristici provenienti dall’Iran e il contrabbando alla frontiera. A tal fine, il muro verrà dotato di recinzioni di ferro e di torrette di controllo, situate nei luoghi critici.

Mercoledì 10 gennaio, l’Amministrazione dello Sviluppo Abitativo della Turchia (TOKİ) ha annunciato che è stata completata la costruzione di 80 km del muro, circa la metà della lunghezza totale della barriera che dividerà l’Iran dalla Turchia, la quale, una volta finita, raggiungerà i 144 km. In questo contesto, il presidente dell’ente, Ergun Turan, ha dichiarato: “Abbiamo iniziato questo muro in estate, ma la stagione è molto corta qui. Attualmente, sono stati completati 80 dei 144 km e, quando le condizioni meteo lo permetteranno, se Dio vorrà, lo finiremo entro la prossima primavera”.

Si tratta del secondo muro che la Turchia sta costruendo lungo il perimetro meridionale del proprio territorio. Nel settembre 2016, Ankara aveva avviato la costruzione del primo muro mirato a separare la Turchia dalla Siria, per un investimento di 400 milioni di dollari. I primi 556 km, sono stati completati nel luglio 2017. Una volta terminati i lavori, il muro raggiungerà i 911 km. Un terzo muro, della lunghezza di 88 km, verrà costruito tra Turchia e Iraq.

Secondo quanto riferito dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, da quando è stata completata la prima parte del muro al confine tra Turchia e Siria, i militanti dello Stato Islamico e altri gruppi avrebbero iniziato a utilizzare nuove rotte di contrabbando, passando dall’Iran alla Turchia e rendendo, in tal modo, necessaria la costruzione di una barriera al confine tra i due Paesi.

La costruzione dei muri di confine costituisce il pilastro della nuova politica di sicurezza di Ankara che, secondo quanto affermato dal ministro della Difesa turco, Fikri Isik, prevede due fasi. La prima è la costruzione del muro. La seconda prevede il potenziamento del muro attraverso la dotazione di sensori a fibre ottiche, telecamere e veicoli aerei senza pilota.

Se da un lato la politica dei muri di Erdogan contribuisce a garantire la sicurezza del Paese, dall’altro lato comporta delle implicazioni socio-economiche che potrebbero impoverire il Paese. Nelle zone di confine con la Siria, dove parte del muro è già stata completata, sono state registrate gravi ripercussioni sull’economia locale, che hanno causato un incremento della disoccupazione giovanile. A ciò si aggiunga che il muro ha reso quasi impossibili i contatti tra le famiglie che sono state divise da una linea di demarcazione architettonica così imponente.

La politica di confine turca in materia di protezione dei confini è cambiata a partire dall’agosto 2016. Fino a quel momento, si basava su una tacita tolleranza. La Turchia è stata infatti il principale luogo di transito dei foreign fighters diretti in Siria fino al marzo 2015, quando il governo turco si è unito alla campagna militare contro l’ISIS. I motivi principali del cambiamento della politica turca in materia di sicurezza dei confini sono due. Il primo è costituito dalla minaccia dello Stato Islamico. Il secondo è costituito dalla minaccia rappresentata dai curdi i quali, rivendicando la propria indipendenza e volendo edificare un proprio Stato, potrebbero infiammare le mire separatiste dei curdi in Turchia. L’iniziale politica di tolleranza della Turchia si è trasformata così in una politica a “tolleranza zero”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.