Quarto Summit dei Paesi del Sud dell’UE a Roma: immigrazione argomento chiave

Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle 9:24 in Europa Immigrazione

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L’immigrazione e l’Unione Economica e Monetaria (EMU) sono stati gli argomenti chiave del quarto vertice dei Paesi del Sud dell’Unione Europea, tenutosi a Roma mercoledì 10 gennaio.

Gli Stati che hanno preso parte al summit, quali Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Francia, Malta e Cipro, rappresentano ¼ dei membri dell’UE e contribuiscono complessivamente al 41% del budget europeo. Dal momento che tali Paesi condividono problemi comuni, l’obiettivo del summit è stato quello di consolidare i loro rapporti, in vista del prossimo vertice dell’UE nel mese di marzo, a Bruxelles. Si è trattato del quarto incontro per i leader dei sette Paesi europei, quali il premier italiano Paolo Gentiloni, il presidente Francese Emmanuel Macron, il premier greco Alexis Tsiparas, il premier spagnolo Mariano Rajoy, il premier maltese Joseph Muscat e il presidente cipriota Nikos Anastasidis. Le prime tre riunioni erano avvenute ad Atene, Lisbona e Madrid. Per Macron, invece, quello di Roma è stato il primo summit in qualità di presidente francese.

Alla fine dell’incontro, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta articolata in 9 punti, che riassume quanto stabilito dai leader europei. In merito all’immigrazione, i sette capi di Stato hanno concordato che la gestione dei flussi continuerà a costituire una sfida per l’Unione anche nei prossimi anni. In particolare, il sud dell’UE costituisce il territorio di primo approdo dei migranti che tentano di raggiungere l’Europa attraverso in Mediterraneo, motivo per cui è fondamentale che gli Stati in questione rafforzino la protezione dei confini, con l’aiuto e il contributo di tutta l’UE. In vista di ciò, i leader vorrebbero che l’Unione raddoppiasse gli sforzi nella lotta contro il traffico di esseri umani, contro le nuove forme di schiavismo, e anche nel garantire il rispetto dei diritti umani di tutte quelle persone che necessitano protezione internazionale. I sette Paesi hanno altresì concordato di sostenere una politica migratoria comune per tutta l’Unione Europea, sia per gestire i flussi, sia per  risolvere le cause profonde dell’immigrazione attraverso il dialogo e la cooperazione con gli Stati di origine dei transiti, soprattutto in Africa.

Il consolidamento della posizione dei sette Paesi del sud dell’UE è molto importantee, soprattutto in vista di possibili scontri con gli Stati del gruppo Visengrad, quali Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che si sono sempre opposti ad una politica migratoria comune. In passato, tali Paesi si erano rifiutati di accettare le quote di ricollocamento dei migranti stabilite dal Consiglio dell’Unione Europea il 22 settembre 2015, con la Decisione 2015/1601, generando una spaccatura in seno all’Unione Europea. Nel febbraio 2016, le autorità ungheresi e slovacche avevano presentato una mozione alla Corte di Giustizia europea per verificare la legittimità della decisione del Consiglio sul ricollocamento che, il 6 settembre 2017, era stata poi respinta dalla Corte di Giustizia Europea. L’unione del blocco dei Paesi sud-europei sarà altresì importante in vista della riforma del sistema di Dublino, che è in fase di negoziati in seno al Consiglio dell’UE. In base alle nuove regole, i Paesi di primo approdo non saranno più automaticamente responsabili dei richiedenti asilo, ma l’assegnazione di responsabilità sarà basata su “legami genuini” tra il singolo migrante e uno degli Stati membri. In assenza di tali legami, i richiedenti asilo, dopo essere stati registrati e aver eseguito i controlli di sicurezza, saranno assegnati a un Paese dell’Unione Europea, secondo un sistema di distribuzione prestabilito. Tale meccanismo vuole evitare che gli Stati di primo approdo debbano accogliere un numero spropositato di arrivi. Ai Paesi membri che non rispetteranno tali regole verrà limitato l’accesso ai fondi europei.

Infine, in relazione all’unione monetaria e alla crescita economica, la dichiarazione riferisce che, dopo un decennio di crisi finanziaria, l’UE sta crescendo nuovamente. Proprio grazie ai momenti di difficoltà, l’Unione è stata in grado di sviluppare strumenti di governance e di rafforzare la propria capacità di reagire alle sfide globali. Nonostante oggi l’UE sia forte e sicura, è necessario fare ancora molto. In particolare, i leader hanno concordato che l’obiettivo è quello di rendere l’Unione Europea più sovrana, più sociale e più democratica, affinché possa costituire un modello per tutto il mondo. A tal fine, l’elemento chiave sarà la combinazione tra la crescita economica e il benessere sociale, perciò, i leader dei sette Paesi vorrebbero raggiungere il completamento dell’Unione Economica e Monetaria al più presto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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