Moon Jae-in: il Giappone si scusi con le donne di conforto

Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle 6:06 in Asia Corea del Sud

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Il presidente della Corea del Sud vuole che il Giappone esprima le sue “scuse di cuore” nei confronti delle vittime della schiavitù sessuale dell’esercito giapponese prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Moon Jae-in ha anche condannato l’accordo in merito alle “comfort women” raggiunto dal suo Paese e da Tokyo nel 2015 definendolo una “soluzione sbagliata” della questione.

La Corea del Sud non intende rinegoziare l’accordo del 2015 siglato dall’allora presidente Park Geun-hye e dal premier nipponico Shinzo Abe, poiché esso rappresenta una “soluzione sbagliata” del problema storico che ha a lungo influenzato negativamente i rapporti tra Tokyo e Seoul. Si tratta della questione delle “donne di conforto” – comfort women – parafrasi utilizzata dai soldati nipponici per descrivere le donne coreane costrette a prostituirsi nei bordelli a loro dedicati durante l’occupazione giapponese della Corea, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Corea del Sud non utilizzerà più i fondi stanziati dal Giappone in base all’accordo per compensare le sopravvissute. L’accordo del 2015 è stato un tentativo di risolvere la questione con “uno scambio di dare e avere tra i due governi, a discapito delle vittime e senza consultarle. Un nodo sbagliato deve essere sciolto. Il Giappone deve accettare la verità e scusarsi, di cuore, con le vittime”. Le scuse sentite da parte di Tokyo permetterebbero alle sopravvissute di perdonare gli errori del passato.

L’intesa siglata da Tokyo e Seoul nel 2015 doveva sancire la fine del contenzioso tra i due Paesi in merito alle “donne di conforto” in modo “definitivo e irreversibile”. Così non è stato. Un’indagine condotta dal Ministero degli Esteri sudcoreano ha rivelato che l’accordo presenta molte clausole che, al momento della sua sigla, non sono state rese pubbliche e non è sufficientemente “orientato sulle vittime e sulle loro necessità”.

L’accordo è stato voluto e portato a termine dalla precedente amministrazione sudcoreana guidata dalla presidente Park Geun-hye – che ha dovuto lasciare il suo ruolo in seguito a un processo per corruzione. Durante i negoziati il governo è stato accusato di non aver ascoltato le vittime e la società civile in merito alla questione delle donne di conforto.

Le disposizioni dell’accordo prevedevano, da un lato, che il Giappone ponesse scuse ufficiali alle ex donne di conforto e stanziasse un fondo da 8,8 milioni di dollari a loro favore. Ciò che non era stato reso noto, però, erano gli impegni della Corea del Sud in cambio di tali concessioni. Seoul, secondo quanto emerso dal rapporto del Ministero degli Esteri sudcoreano diffuso il 27 dicembre, avrebbe dovuto rinunciare a innalzare statue e monumenti in memoria delle vittime, nonché convincere i gruppi e le associazioni che le supportano a non continuare a cercare risarcimenti. Si tratta di termini inaccettabili per l’attuale governo sudcoreano.

Il Giappone ha reagito alle dichiarazioni di Moon Jae-in affermando di non “poter accettare che la Corea del Sud chieda ulteriori misure da parte nostra nonostante l’accordo del 2015 che doveva essere la soluzione finale e irreversibile della questione”.

Moon Jae-in è consapevole di non poter ignorare l’accordo ufficiale raggiunto dal governo precedente al suo con il Giappone e di dover gestire con cautela i rapporti con Tokyo, soprattutto in un momento in cui Corea del Sud e Giappone sono schierati al fianco degli Stati Uniti nel contrastare la minaccia nucleare rappresentata dalla Corea del Nord.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

 

di Redazione

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