Israele: 9.000 dollari a chi aiuterà a espellere i migranti

Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle 17:54 in Israele Medio Oriente

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Israele ha promesso una ricompensa di 9.000 dollari ai cittadini che aiuteranno ad espellere forzatamente i migranti africani giunti nel Paese in maniera irregolare.

Mercoledì 2 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva annunciato che circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, dovranno lasciare il Paese entro la fine di marzo. Il progetto israeliano prevede che ogni migrante, che era entrato in Israele in maniera irregolare, riceva un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, la somma diminuirà e coloro che continueranno a opporsi all’espatrio verranno arrestati. Dal momento che gli eritrei e i sudanesi che sono costretti ad abbandonare Israele non potranno tornare nei propri Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati, il governo israeliano ha annunciato di aver firmato alcuni accordi con Ruanda e Uganda. Da parte loro, i due Stati africani hanno negato di aver siglato patti con Israele in merito all’accoglienza dei migranti africani.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Haaretz, martedì 9 gennaio, gli israeliani che decideranno di “lavorare temporaneamente come ispettori nell’espulsione dei richiedenti asilo” verranno ricompensati con un pagamento di circa 8.705 dollari.

Precedentemente, domenica 7 gennaio, le autorità israeliane avevano annunciato di aver “pubblicato un avviso per l’assunzione temporanea di 100 ispettori per il periodo di 2 anni, a partire dal marzo 2018, e di 40 investigatori per l’unità che si occupa di esaminare le richieste di asilo”. Gli ispettori, che lavoreranno nell’area di Tel Aviv, si occuperanno del programma di rimpatrio volontario e dell’applicazione delle leggi contro i richiedenti asilo. L’avviso sottolinea altresì che “l’esperienza nel combattimento o nella sicurezza costituisce un requisito aggiuntivo”.

Il lavoro degli ispettori “includerebbe sessioni di ascolto per i richiedenti asilo, colloqui con coloro che sono pronti a lasciare il Paese volontariamente, coordinamento ed emissione di documenti di viaggio, accompagnamento dei richiedenti asilo e monitoraggio del loro ritorno nei Paesi d’origine o terzi”, stando alle informazioni riportate dal quotidiano israeliano. Da parte loro, gli investigatori verrebbero impiegati “nell’applicazione delle leggi contro i richiedenti asilo. Il loro lavoro sarebbe quello di trovarli e registrare le loro storie”.

Da parte sua, la Un Refugee Agency (UNHCR) ha esortato Israele a non portare a termine il progetto di espulsione forzata dei migranti africani, giudicandolo “incoerente e poco sicuro”. In un comunicato emanato martedì 9 gennaio, l’agenzia ha dichiarato che “l’UNHCR chiede a Israele di fermare la sua politica di ricollocamento degli eritrei e dei sudanesi nell’Africa subsahariana”. In merito alla questione, il portavoce dell’UNHCR, William Spindler, dopo aver parlato con 80 migranti africani espatriati da Israele, ha dichiarato che queste persone, “durante il viaggio hanno subito abusi, torture ed estorsione, prima di rischiare la propria vita di nuovo nell’attraversare il Mediterraneo alla volta dell’Italia”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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