Giudice federale blocca sospensione del “programma per i sognatori”

Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle 7:29 in Immigrazione USA e Canada

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Il giudice William Alsup, del distretto federale di San Francisco, ha temporaneamente bloccato la sospensione del programma Deferred Action for Childhood Arrival (DACA), volto a evitare la deportazione dei giovani clandestini giunti negli Stati Uniti da bambini, ordinata dall’amministrazione Trump lo scorso settembre.

Il DACA, conosciuto anche come “il programma per i sognatori”, era stato adottato nel 2012 dalla precedente amministrazione di Barack Obama, con l’intento di permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli USA. Il 5 settembre 2017, Trump e il procuratore generale, Jeff Sessions, hanno annunciato che “coloro che sono entrati illegalmente negli Stati Uniti, anche se da bambini, danneggiano i nativi americani, rubando i loro lavori e facendo diminuire i loro salari”. Attualmente sono circa 800,000 i giovani immigrati illegali che hanno usufruito del programma. Subito dopo l’annuncio, le proteste sono scoppiate a Washington, di fronte alla Casa Bianca e al Dipartimento di Giustizia e, moltissime persone, tra cui democratici, repubblicani, attivisti, presidi di college, e manager hanno condannato la mossa di Trump, definendola “crudele”.

Il 9 gennaio, il giudice federale californiano ha emesso un’ingiunzione nazionale, ordinando all’amministrazione Trump di riavviare il programma in tutto il territorio statunitense. A suo avviso, i lo status dei sognatori dovrà essere rinnovato, anche se il governo non avrà l’obbligo di accettare le richieste di nuovi migranti che non facevano già parte del DACA. Il New York Times spiega che non è ancora chiaro l’effetto giuridico che avrà la mossa di Aslup, ma è possibile che sarà in grado di bloccare temporaneamente l’ordine di Trump, come è accaduto nel corso dell’ano passato con i bandi anti-migranti emessi dal presidente. Tuttavia, un portavoce del Dipartimento di Giustizia, devin O’Malley, ha affermato che l’azione del giudice non cambierà la posizione dell’amministrazione, dal momento che gli ufficiali americani e Trump hanno agito in linea con la legge.

Fin dalla propria campagna elettorale, il presidente aveva annunciato di voler adottare una linea dura nei confronti dell’immigrazione, al fine di rendere gli Stati Uniti un Paese più sicuro. Tale promesse si sono concretizzate con l’emanazione di diversi bandi anti-migranti, che sono stati bloccati e riformulati diverse volte, l’ultimo dei quali è stato approvato dalla Corte Suprema il 5 dicembre 2017, e vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da Libia, Yemen, Ciad, Somalia, Iran, Siria, Corea del Nord e a determinati individui del Venezuela, per motivi di sicurezza nazionale. Inoltre, nei giorni passati, l’amministrazione Trump ha deciso di revocare il permesso di soggiorno a più di 200,000 cittadini di El Salvador che vivono negli Stati Uniti da oltre dieci anni, costringendoli a lasciare il Paese, escludendoli dal programma Temporary Protected Status (TPS), che permette agli abitanti degli Stati affetti da gravi disastri ambientali o guerre civili di vivere e lavorare legalmente negli USA, per un dato periodo di tempo, fino a che le condizioni non torneranno stabili e sicure. I salvadoregni costituivano o il gruppo di stranieri più numeroso che usufruiva del programma, il quale aveva evitato la deportazione a tutti coloro che erano giunti negli Stati Uniti, anche illegalmente, in seguito ai terremoti del gennaio e febbraio 2001 che devastarono El Salvador. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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