Il Canada teme il ritiro degli Stati Uniti dal NAFTA

Pubblicato il 11 gennaio 2018 alle 17:12 in USA e Canada

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Il governo del Canada è convinto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncerà il ritiro del suo Paese dal NAFTA, l’Accordo nordamericano per il libero scambio.

I funzionari di Messico, Canada e Stati Uniti si riuniranno per il sesto e penultimo round di trattative sul patto a Montreal, dal 23 al 28 gennaio, per decidere quali aspetti dell’accordo migliorare. Secondo le autorità canadesi, Trump coglierà l’occasione per annunciare il suo ritiro dal patto. Tuttavia, se Washington prenderà questa decisione, non è certo che abbandonerà effettivamente il NAFTA. Il regolamento dell’accordo stabilisce che tra il momento dell’annuncio e l’effettivo ritiro di una delle parti, devono necessariamente trascorrere 6 mesi. Al termine di questo periodo il Paese che ha richiesto di abbandonare il patto non è obbligato a farlo. Pertanto, secondo Reuters, Washington potrebbe solamente minacciare di lasciare l’accordo, in un tentativo di ottenere più potere su Ottawa e Città del Messico durante le trattative. Inoltre, alcune fonti riportano che Trump non avrebbe l’autorità di abbandonare il NAFTA senza il consenso del Congresso.

Se Washington annuncerà il ritiro dal patto, Ottawa rimarrà comunque al tavolo delle trattative, mentre Città del Messico ha dichiarato che, in tal caso, lascerà i negoziati. Una fonte della Casa Bianca ha affermato che non c’è stato nessun cambiamento per quanto riguarda la posizione di Trump sull’accordo.

Le preoccupazioni del Canada hanno avuto conseguenze su Wall Street, che mercoledì 10 gennaio ha chiuso con i principali indicatori di Borsa in ribasso. Anche le valute canadesi e messicane hanno riscontrato problemi, in seguito alla diffusione della notizia.

L’Accordo nordamericano per il libero scambio è stato firmato il 17 dicembre 1992 dall’ex presidente statunitense, George W. Bush, dall’ex presidente messicano Carlos Salinas de Gortari e dall’ex primo ministro canadese, Brian Mulroney. Il patto, entrato in vigore l’1 gennaio 1994, proteggeva la proprietà intellettuale, stabiliva l’immediata revoca dei dazi doganali su metà dei prodotti statunitensi diretti verso Messico e Canada e imponeva altresì la rimozione di restrizioni presenti su molti prodotti, quali motoveicoli, computer, tessili, prodotti agricoli e componenti di auto.

Trump ha più volte criticato il NAFTA, definendolo “uno dei peggiori accordi mai stipulati dagli Stati Uniti”. Durante la sua campagna elettorale, il presidente aveva promesso la revisione o la cancellazione dell’accordo, sostenendo che il patto aveva solamente danneggiato il suo Paese e che Canada e Messico erano stati gli unici ad averne beneficiato. I tre Paesi hanno successivamente aperto una serie di trattative per risolvere i problemi dell’accordo e migliorarlo. Durante il quarto round di negoziati, Washington aveva proposto la fine automatica del NAFTA entro 5 anni oppure, in alternativa, 3 patti bilaterali fra i Paesi membri. Questa soluzione era stata fortemente respinta dalle autorità messicane e canadesi. Tuttavia, per evitare il fallimento totale dell’accordo, il premier canadese, Justin Trudeau, aveva visitato Washington e Città del Messico, con l’obiettivo di ravvivare i negoziati. Se non verranno raggiunti risultati durante il round di trattative di gennaio e il prossimo, programmato per marzo, i negoziati per il NAFTA saranno sospesi per diversi mesi, in quanto il Messico dovrà dare la priorità alla campagna elettorale presidenziale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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