Trump: Stati Uniti espelleranno più di 200,000 immigrati di El Salvador

Pubblicato il 9 gennaio 2018 alle 13:16 in Immigrazione USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha deciso di revocare il permesso di soggiorno a più di 200,000 cittadini di El Salvador che vivono negli Stati Uniti da oltre dieci anni, costringendoli a lasciare il Paese.

Il governo americano dispone di un programma chiamato Temporary Protected Status (TPS), che permette ai cittadini dei Paesi affetti da gravi disastri ambientali o guerre civili di vivere e lavorare legalmente negli USA, per un dato periodo di tempo, fino a che le condizioni dello Stato di origine non torneranno stabili e sicure. I salvadoregni costituivano o il gruppo di stranieri più numeroso che usufruiva del programma, il quale aveva evitato la deportazione a tutti coloro che erano giunti negli Stati Uniti, anche illegalmente, in seguito ai terremoti del gennaio e febbraio 2001 che devastarono El Salvador. Solo poche settimane fa, 45,000 cittadini di Haiti, colpita da un terremoto nel 2010, sono stati costretti a rientrare nel loro Paese per la perdita dello status di protezione temporanea.

I difensori dei migranti e il governo di El Salvador hanno pregato l’amministrazione Trump di estendere il programma, dal momento che la maggior parte dei salvadoregni che ormai vivono da anni negli USA hanno espresso la volontà di rimanere. “Speravamo che se avessimo pagato le tasse, lavorato duramente e non avessimo creato problemi, saremmo potuti rimanere”, ha riferito una 39enne salvadoregna che lavora in un’azienda di pulizia a Los Angeles, con due figli nati negli Stati Uniti. Nonostante ciò, l’amministrazione americana teme che il TPS venga ormai sfruttato come un programma per ricevere protezione permanente. Inoltre, ad avviso della Casa Bianca, dal momento che le strade, gli ospedali, le scuole e i sistemi idrici ed elettrici sono stati rimessi in sesto a El Salvador, i cittadini non sono più coperti dal TPS. In un comunicato ufficiale si legge infatti che, “secondo analisi attendibili, le condizioni create dai terremoti del 2001 non esistono più e, di conseguenza, lo status di protezione deve terminare”. I più di 200,000 salvadoregni che vivono negli Stati Uniti avranno tempo per tornare nel loro Paese entro il settembre 2019, dopodiché non avranno più il permesso di soggiorno e verranno deportati con la forza.

Il New York Times spiega che, dal 2001, El Salvador è stata ricostruita, ma la violenza presente nel Paese, soprattutto nella capitale San Salvador, sta costringendo sempre più persone aa scappare. Secondo le stime della World Bank, inoltre, l’economia di El Salvador, dal 2016, è cresciuta al tasso più basso tra tutti i Paesi del Centroamerica. Tuttavia, gli ufficiali dell’amministrazione Trump ritengono che l’unico criterio in grado di determinare l’estensione della protezione temporanea sia legato alla persistenza o meno delle condizioni originarie che hanno portato alla sua concessione. Dal momento che El Salvador non versa più nello stato del 2001, i cittadini devono rientrarvi. 

La mossa dell’amministrazione americana è in linea con la volontà di Trump di adottare politiche migratorie più rigide. Fin dalla propria campagna elettorale, il presidente aveva annunciato di voler adottare una linea dura nei confronti dell’immigrazione, al fine di rendere gli Stati Uniti un Paese più sicuro. Oltre all’emanazione dei bandi anti-migranti, tale promessa si è concretizzata, il 6 settembre 2017, con l’abrogazione del programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), volto a evitare la deportazione dei giovani clandestini giunti negli Stati Uniti da bambini. Il DACA, o “programma per i sognatori”, era stato adottato nel 2012 dalla precedente amministrazione di Barack Obama, con l’intento di permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli USA.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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