Macron e i migranti invisibili: la denuncia di France 24

Pubblicato il 8 gennaio 2018 alle 11:48 in Francia Immigrazione

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Fin dalla propria elezione, il 14 maggio 2017, il presidente francese, Emmaneul Macron, aveva dichiarato che la Francia avrebbe accolto a braccia aperte i migranti, i quali, entro la fine dell’anno, sarebbero dovuti essere tolti dalla strada e sistemati in centri e sistemazioni migliori. Tuttavia, l’emittente francese France 24 riferisce che, con l’inizio del 2018, centinaia di rifugiati vivono ancora per le vie di Parigi. In particolare, nella zona di Porte de la Chapelle, nel nord-est della capitale, e lungo la Avenue President Wilson, si possono avvistare gruppi di migranti sotto i ponti e ai margini dei marciapiedi che cercano di coprirsi dal vento e dalla pioggia, accendendo piccoli falò. Fino all’agosto 2017, spiega France 24, l’area di Le Bulle, adibita a campo profughi, ospitava circa 2,700 rifugiati. Entro la fine dell’estate, 2,000 di loro sono stati collocati in altre sistemazioni temporanee nella zona nord-orientale di Parigi, ed il campo è stato smantellato.

Un volontario di Solidarithé, un gruppo umanitario che assiste i migranti nella capitale, riferisce che, a suo avviso, “Macron ha fatto un buon lavoro per rendere i migranti invisibili”. Nonostante le strade siano pulite e il campo a Le Bulle non ci sia più, i rifugiati vivono sempre sotto ai ponti in piccoli gruppi, sparsi per tutta l’area settentrionale della città. Il volontario aggiunge che, da quando tale campo è stato smantellato, la vita dei rifugiati è nettamente peggiorata. L’emittente francese riporta altresì che la polizia, spesso, maltratta i migranti per impedire che dormano per strada. “Macron è al corrente di cosa fanno gli agenti dell’ordine? Molti poliziotti forzano i rifugiati a togliersi dalla strada, ma dove dovrebbero stare?”, ha commentato un’altra volontaria di Solidarithé.

Il governo di Macron aveva promesso di accogliere tutte le richieste dei migranti che scappavano da situazioni di persecuzioni e guerre, accelerando al contempo l’espulsione dei migranti economici, ovvero coloro che avevano raggiunto la Francia non per sfuggire a morte e torture, ma per trovare lavoro. All’inizio di dicembre, il ministro dell’Interno, Gerard Collomb, aveva riferito alle associazioni caritatevoli attive a Parigi che gli ufficiali dell’immigrazione avrebbero visitato i centri temporanei di accoglienza dei migranti per individuare quelli economici, che sarebbero stati poi rimandati nei propri Paesi di origine. Tale mossa era stata criticata dall’associazione Cimande, ad avviso della quale, il rimpatrio forzato violava i diritti degli individui. Tuttavia, Collomb si era difeso nel corso di un’intervista con la radio RTL, in cui aveva spiegato che i controlli servivano per far luce sulla composizione dei migranti presenti a Parigi, al fine di individuare i prigionieri politici e coloro che invece avevano raggiunto il Paese per trovare un’occupazione.

È previsto che il governo francese riveda le politiche relative all’asilo e all’immigrazione nei primi mesi del 2018. Ad avviso di Collomb, le riforme velocizzeranno le procedure di asilo e miglioreranno le condizioni dei migranti che hanno il diritto di rimanere in Francia. Al contempo, il governo di Parigi cercherà di velocizzare anche le deportazioni di coloro che non sono idonei ad ottenere il permesso di asilo.

Pur volendo adottare politiche migratorie più rigide, la Francia sta cercando di assistere i Paesi maggiormente coinvolti da tale fenomeno. Il 22 dicembre, Macron è andato in visita ufficiale a Niamey, in Niger, dove ha trascorso la vigilia Natale in compagnia di centinaia di soldati francesi posizionati nel Paese africano. Nell’occasione, il presidente francese ha ribadito la necessità di sostenere lo sviluppo degli Stati del Sahel, indispensabile per stabilizzare a lungo termine la regione. In particolare, a suo avviso è molto importante l’appoggio al Niger, uno dei Paesi più poveri al mondo, che si trova in una regione dell’Africa sub-sahariana destabilizzata sia dai gruppi armati jihadisti, sia dai traffici di esseri umani. Inoltre, la Francia sostiene il corpo antiterrorismo G5 Sahel, composto dalle truppe del Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, il cui compito è quello di contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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