CIA: le proteste in Iran non sono finite

Pubblicato il 8 gennaio 2018 alle 15:49 in Iran USA e Canada

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Il capo della CIA, Mike Pompeo, ha respinto le accuse di Teheran, affermando che l’agenzia del governo americano non ha in alcun modo fomentato le proteste contro il regime iraniano, che hanno infiammato le strade del Paese negli ultimi giorni.

Domenica 7 gennaio, Pompeo ha negato che la CIA abbia avuto un ruolo nell’accendere le proteste in Iran. In merito alla situazione del Paese, il capo della CIA ha affermato che le proteste sarebbero state causate dalle condizioni economiche “non buone” e ha dichiarato: “È questo quello che ha spinto il popolo a scendere in piazza”.

L’ondata di proteste dei cittadini contro il governo iraniano era iniziata il 28 dicembre 2017 nella città di Masshad, in seguito al rincaro dei prezzi. Le manifestazioni si sono subito diffuse in tutto il Paese, a causa del malcontento del popolo iraniano nei confronti della crisi economica che sta vivendo l’Iran e della presunta corruzione delle autorità del Paese. Le proteste sono continuate fino al 4 gennaio, quando il comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, il maggiore generale Mohammad Ali Jafari, aveva annunciato di aver posto fine all’insurrezione popolare.

In tale clima di rivolta, il 2 gennaio, la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, aveva accusato i nemici di Teheran di celarsi dietro le proteste del popolo iraniano. Nonostante l’ayatollah fosse rimasto generico in merito ai “nemici dell’Iran”, il segretario del Supremo Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, Ali Shamkhani, aveva accusato apertamente gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e la Gran Bretagna. In questo contesto, il 4 gennaio, il procuratore generale iraniano, Mohammad Javad Montazeri, aveva accusato la CIA di aver collaborato con Israele, l’Arabia Saudita e i gruppi di iraniani in esilio, al fine di aumentare il dissenso in Iran. In tale occasione, Montazeri aveva svelato un piano, che sarebbe stato elaborato da un ex membro della CIA, Michale Andrea, insieme all’intelligence israeliana, quattro anni prima, al fine di alimentare la rivolta in Iran. Il progetto sarebbe stato finanziato dall’Arabia Saudita.

In merito alle accuse rivolte dal procuratore generale iraniano, Pompeo si è limitato a rispondere che “sono false” e ha dichiarato che a sollevare le proteste “è stato il popolo iraniano, che le ha iniziate, create e continuate, chiedendo condizioni di vita migliori e una pausa dal regime teocratico”. Il capo della CIA, tuttavia, ritiene che le proteste non siano finite.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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