Iran: sedate le agitazioni “create da nemici esterni”

Pubblicato il 7 gennaio 2018 alle 19:20 in Iran Medio Oriente

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I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno affermato che le forze dell’ordine del Paese hanno messo fine alle agitazioni fomentate dalle potenze nemiche straniere; nel frattempo, si è tenuta una riunione tra il parlamento e gli ufficiali di sicurezza per discutere la situazione in cui verte l’Iran.

Il corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato sul suo sito web, Sepah News, di aver sedato le proteste iraniane, grazie anche alla cooperazione di decine di centinaia di forze Basij, della polizia, e del ministero dei servizi segreti. Secondo tale corpo militare, l’agitazione delle masse nel Paese è stata creata dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dal regime sionista di Israele, dall’Arabia Saudita, dai monarchici, e dagli ipocriti, riferendosi con quest’ultimo appellativo ai Mujahideen del Popolo Iraniano, un partito laico di opposizione al regime teocratico considerato fuori legge dal governo del Paese.
Inoltre, secondo le emittenti televisive locali, nella giornata di domenica 7 gennaio, il parlamento iraniano si è riunito per discutere la situazione con i ministri dell’Interno e dei Servizi Segreti, con il comandante delle forze dell’ordine del Paese e con il vice comandante dei Guardiani della Rivoluzione.

L’agenzia di stampa Reuters si è messa in contatto con alcuni residenti di diverse città interessate dalle sommosse degli ultimi giorni, i quali hanno confermato che le agitazioni sono scemate dopo l’intervento governativo, che ha dispiegato i Guardiani della Rivoluzione in numerose provincie interessate dalle proteste. Nella sera di sabato 6 gennaio sono stati pubblicati in rete e sui social network alcuni video in cui si vede la presenza di numerose forze dell’ordine nelle città, tra cui Khorramabad, nella regione sud-occidentale del Paese. Qui, mercoledì 3 gennaio, alcune fonti postate su internet mostravano manifestanti che scagliavano pietre contro la polizia anti-sommosse.

Con lo scemare delle proteste, il governo ha tolto le restrizioni che aveva imposto ad alcuni social network usati dai manifestanti, primo fra tutti Instagram. Restano però attive in via preventiva le restrizioni su Telegram, un’applicazione di messaggistica istantanea largamente usata dalla popolazione. Un portavoce del parlamento, Behrouz Nemati, ha riferito che i deputati e le forze di sicurezza nazionali stabiliranno di ripristinare il funzionamento di Telegram solo dopo che l’applicazione si sarà impegnata a vietare ed eliminare alcuni canali di conversazione “ostili e anti-iraniani” che “sobillano la rivolta”. Telegram, che in Iran viene utilizzato da 40 milioni di utenti, a fine dicembre ha chiuso un canale che secondo l’Iran avrebbe incoraggiato le violenze, ma i gestori della applicazione si sono rifiutati di bloccare altri canali, e ciò ha provocato la reazione avversa del Paese, che ha bloccato l’accesso alla chat nei confini statali.
Nemati ha inoltre riferito che nell’incontro domenicale i deputati hanno chiesto agli ufficiali delle forze dell’ordine un rapporto sugli studenti incarcerati. Si è deciso che il ministero dei Servizi Segreti indagherà in merito a tale tematica e consegnerà un rapporto dettagliato entro una settimana.

Un portavoce della polizia ha infine affermato che la maggior parte delle persone arrestate sarebbero state convinte a unirsi alle proteste con l’inganno, e sono ora state rilasciate su cauzione. Tuttavia, i capi che hanno guidato le sommosse sono ancora detenute in carcere. A riferirlo è anche l’agenzia di stampa IRNA.

L’ondata di rimostranze dei cittadini contro il governo iraniano, causata dal malcontento per la crisi economica e la presunta corruzione delle autorità del Paese, è scoppiata giovedì 28 dicembre nella città di Masshad. Da lì, i raduni e le proteste si sono intensificati in un continuo crescendo e si diffusi anche ad altre città, fino ad assumere le dimensioni della protesta più ampia che il Paese abbia conosciuto dal 2009, in cui ci furono violente rimostranze a causa della controversa rielezione dell’allora presidente President Mahmoud Ahmadinejad. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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