7 gennaio 2018: terzo anniversario della strage a Charlie Hebdo

Pubblicato il 7 gennaio 2018 alle 6:13 in Europa Francia

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Il 7 gennaio 2018 ricorre il terzo anniversario della strage presso la sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi, in cui vennero assassinate 12 persone da due attentatori affiliati ad al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP).

Quella mattina intorno alle 11:30, tre anni fa, due individui mascherati, i fratelli franco-algerini Cherif e Said Kouachi, 32 e 34 anni, fecero irruzione all’interno della redazione del giornale armati di fucili da assalto AK-47, dichiarandosi membri di AQAP e intimando alla disegnatrice Corinne Rey di inserire il codice numerico per avere accesso agli uffici del giornale. La donna, tenuta inizialmente in ostaggio, venne subito rilasciata. Una volta entrati, i terroristi aprirono il fuoco contri i dipendenti urlando in arabo “Allahu Akbar”, “dio è grande”, uccidendo complessivamente 12 persone. Tra le vittime si contarono il direttore Stephane Charbonnier, che si firmava Charb, e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut) e Tignous (Bernard Verlhac). Dopo essere fuggiti a bordo di una Citroen C3 nera, gli attentatori si imbatterono in un’auto della polizia, contro cui aprirono nuovamente il fuoco, uccidendo il brigadiere 42enne Ahmer Meraber, di religione musulmana e padre di due figli. In seguito, i terroristi abbandonarono la C3 per rubare un veicolo di un civile presso Porte de Pantin.

Le autorità francesi fecero immediatamente scattare l’allarme in tutta la città, iniziando indagini approfondite. Lo stesso giorno dell’attacco vennero interrogati i membri della famiglia Kouachi a Strasburgo e a Reims, dove nel corso della notte furono rintracciati gli attentatori, che fecero tuttavia perdere subito le tracce. Il mattino dell’8 gennaio 2015, intorno alle 9:00, i due sostarono presso un’area di servizio a Vauciennes per fare il pieno all’auto su cui viaggiavano, una Renault Clio grigia, e per rubare scorte di cibo. Intorno alla stessa ora, mentre la polizia andava avanti con le ricerche, un uomo armato sparò a due persone e a un poliziotto presso Montrouge, nella periferia meridionale di Parigi, per poi fuggire. Inizialmente la polizia non collegò l’azione all’attacco di Charlie Hebdo, ma le indagini dimostrarono che i due episodi erano legati.

Il 9 gennaio, dopo un assedio di ore da parte della polizia presso Dammartin-en-Goele, a 35 km da Parigi, dove si erano rifugiati all’interno di una tipografia chiamata Creation Tendance Decouverte, verso le 17:00, i due fratelli uscirono dall’edificio sparando contro gli agenti. Entrambi furono immediatamente uccisi dai colpi delle forze di sicurezza, mentre altri due poliziotti vennero feriti. Contemporaneamente, l’attentatore di Montrouge, il 32enne Amedy Coulibalu, si barricò all’interno di un supermercato kosher, ad est di Parigi, minacciando di uccidere gli ostaggi se non fossero stati rilasciati i fratelli Kouachi. Quando la polizia riuscì a fare irruzione nel supermercato uccidendo l’attentatore, vennero ritrovati i corpi di 4 persone. Le indagini rivelarono che Coulibaly avesse una partner, la 26enne Hayat Boumeddiene, ancora oggi ricercata dalle autorità francesi. Il 5 febbraio 2015, l’ISIS rilasciò un video intitolato “Blow Up France 2”, in cui alcuni jihadisti esortavano a nuovi attacchi contro la Francia. Tra di loro appariva una donna armata, di cui si scorgevano soltanto gli occhi, che le forze di sicurezza francesi sospettarono essere proprio Hayat Boumeddiene. Pochi giorno dopo, la CNN riportò che la rivista “Dar al Islam” dell’ISIS dichiarava che la donna si trovava in Siria, arruolata tra le fila dell’organizzazione terroristica, dove era giunta passando attraverso la Turchia.

Il risultato di tre giorni di terrore a Parigi furono 20 morti, tra cui i tre terroristi, e 22 feriti, di cui 9 gravi. La rivista Charlie Hebdo aveva già suscitato polemiche nel 2006 per aver pubblicato caricature del profeta Maometto, che erano state inizialmente diffuse dal quotidiano danese Jyllands-Posten, la cui sede fu poi distrutta il 2 novembre 2011 da un incendio provocato dal lancio di una molotov. Successivamente, Charlie Hebdo era tornato a far parlare di sé nel 2012, in seguito alla pubblicazione di nuove vignette satiriche sull’Islam, che fecero finire Charb, firma del direttore del giornale, sulla lista nera di al-Qaeda. Nel 2013, infatti, la sua foto venne pubblicata insieme a quella di altri 9 su un vero e proprio manifesto di morte su Inspire, una rivista gestita da AQAP.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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