Ufficiali americani: necessaria politica più aggressiva in Afghanistan

Pubblicato il 6 gennaio 2018 alle 6:01 in Pakistan USA e Canada

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Per il 2018, i comandanti americani impegnati in Medio Oriente vorrebbero una politica militare più aggressiva in Afghanistan, che sia in grado di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dal Paese asiatico. L’auspicio degli ufficiali statunitensi è che il 17esimo anno di invasione porti a una svolta significativa verso la stabilizzazione del governo di Kabul.

Il generale Joseph Votel, dello US Central Command, ha riferito che maggiori attività di addestramento potrebbero aiutare a fermare le violenze in Afghanistan. In particolare, Votel ha spiegato che l’obiettivo è quello di rendere l’esercito afghano autonomo al più presto. “Washington vuole concentrarsi su operazioni offensive, ma noi vorremmo che continuassero a portare avanti anche le operazioni di addestramento”, ha spiegato il generale.

La nuova strategia americana nella regione asiatica, annunciata lo scorso 21 agosto dal presidente Trump e volta ad eliminare i terroristi per stabilizzare l’Afghanistan, sta usufruendo dell’eliminazione alle restrizioni ai bombardamenti al di fuori dei campi di battaglia convenzionali. Tali limitazioni erano state introdotte dal precedente presidente, Barack Obama nel maggio 2013, e imponevano che le operazioni delle forze di sicurezza speciali e della CIA colpissero esclusivamente quei gruppi di militanti considerati “una minaccia continua e imminente” agli interessi dei cittadini americani. Con le modifiche attuate, i soldati americani saranno in grado di colpire anche membri delle organizzazioni terroristiche che non ricoprono il ruolo di combattenti o di leader e, inoltre, i raid con i droni non saranno più soggetti a controlli di alto livello. Grazie ai cambiamenti, vengono effettuate missioni più frequenti contro al-Qaeda, l’ISIS e altri gruppi terroristici, soprattutto in aree dove le forze degli Stati Uniti non sono mai intervenute, come in alcune zone dello Yemen, della Libia e della Somalia. Di conseguenza, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100,000 truppe, mentre oggi ce ne sono circa 15,000.

Il quotidiano The New Arab ha notato che, con l’inizio del 2018, Trump sembra intenzionato a risolvere al più presto la questione del terrorismo in Afghanistan, poiché, il primo gennaio, il presidente si è scagliato contro il Pakistan, affermando che le autorità di Islamabad hanno sempre mentito e tratto in inganno gli Stati Uniti riguardo alla lotta contro la minaccia terroristica. Tal affermazione ha riecheggiato quanto affermato da Trump in occasione dell’annuncio della nuova strategia in Afghanistan durante l’estate, quando aveva ammonito le autorità di Islamabad, minacciando di tagliare gli aiuti americani per convincerle a combattere il terrorismo. Washington aveva altresì affermato di volere anche un maggiore coinvolgimento dell’India, principale rivale regionale del Pakistan, in Afghanistan, ai fini di stabilizzare il Paese asiatico. Dopo quasi due mesi di colloqui sospesi, il 25 ottobre scorso, Tillerson, si è recato a Islamabad, dove ha incontrato il primo ministro Shahid Kaqan Abbasi, cercando di normalizzare nuovamente i rapporti.

Secondo il generale Votel, se le forze americane si impegneranno a costruire una forte aviazione militare afghana, le forze di sicurezza di Kabul diventeranno sempre più forti ed efficienti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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