Turchia-USA: Erdogan si scaglia contro la giustizia americana

Pubblicato il 6 gennaio 2018 alle 10:27 in Turchia USA e Canada

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Il presidente turco ha criticato il sistema giudiziario americano affermando che la Turchia potrebbe modificare i suoi accordi bilaterali con Washington, in seguito alla condanna di un banchiere turco per mano di un tribunale statunitense in un processo che ha implicato l’ipotesi di corruzione di alcuni funzionari del Paese, tra cui lo stesso Erdogan.

Venerdì 5 gennaio 2017, il presidente turco Tayyip Erdogan ha affermato che il caso in questione rischia di minacciare gli accordi tra la Turchia e gli Stati Uniti, dicendosi addolorato per come la situazione sta evolvendo, ma spiegando che d’ora in poi la relazione tra i due Paesi sarà compromessa in quanto gli accordi bilaterali stanno perdendo la loro validità. A suo avviso, gli Stati Uniti stanno portando avanti una serie di complotti ai danni della Turchia, non solo a livello legale bensì anche sul piano economico. Nei primi commenti pubblici in merito al processo rilasciati dal presidente turco mercoledì 3 dicembre 2017, Erdogan ha sostenuto che si tratta a suo avviso di un complotto americano per compromettere il governo e l’economia della Turchia, riscuotendo l’approvazione dell’ala nazionalista del Paese. Il presidente, durante una conferenza stampa avvenuta alla vigilia della sua partenza per una visita ufficiale in Francia, ha affermato che se il processo incarna la concezione americana di giustizia, allora il mondo è spacciato. Il giorno seguente, giovedì 4 gennaio, egli ha aggiunto che l’esito del processo rappresenta un’ingerenza senza precedenti negli affari interni della Turchia.

Un giudice americano ha condannato un dirigente della banca turca Halkbank, di proprietà a maggioranza statale, di evadere le sanzioni restrittive in tema finanziario che gravano sull’Iran, mettendo fine con il suo verdetto a un processo che ha accresciuto le tensioni tra gli alleati della NATO, in seno alla quale la Turchia è il più grande Paese musulmano a essere rappresentato. Secondo alcune testimonianze giurate in tribunale, nello scandalo per corruzione sarebbero implicati anche alti funzionari e diplomatici del Paese, tra cui lo stesso Erdogan. Le relazioni tra Ankara e Washington sono tese già dal fallito colpo di stato turco del 15-16 luglio 2016, per il quale Erdogan incolpa il predicatore Fethullah Gülen, che in seguito al golpe sventato è fuggito dal Paese e oggi vive negli Stati Uniti. In seguito al verdetto, Ankara ha commentato che il caso si basa su prove montate, e ha accusato i funzionari americani di avere legami con Gülen. La banca ha respinto ogni accusa di illecito e ha reso noto che le sue transazioni sono sempre state conformi alle norme locali e internazionali.

Il dirigente della Halkbank, Mehmet Hakan Atilla, è stato dichiarato colpevole per cinque dei sei capi d’accusa che erano pendenti contro di lui, tra cui frode bancaria e associazione a delinquere per violare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sull’Iran. Il caso si è basato sulla testimonianza di un ricco commerciante d’oro turco-iraniano, Reza Zarrab, che ha cooperato con l’accusa e ha contribuito a riconoscere la colpevolezza di Atilla in merito all’evasione delle sanzioni statunitensi sull’Iran. Nella deposizione di Zarrab sono coinvolti anche alcuni politici turchi, tra cui il presidente in persona, che secondo il teste, quando era ancora primo ministro, ha personalmente autorizzato due banche turche a unirsi al progetto di evasione delle sanzioni.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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