Ruanda: non esistono accordi con Israele per accogliere i migranti africani

Pubblicato il 6 gennaio 2018 alle 16:46 in Israele Ruanda

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Il Ruanda e l’Uganda hanno dichiarato che non è stato firmato nessun accordo con Israele riguardo l’accoglienza dei migranti che il Paese ha deciso di espellere.

Mercoledì 2 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva annunciato che circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, dovranno lasciare il Paese entro la fine di marzo. Se rimarranno in Israele dopo la scadenza, verranno imprigionati. Il premier ha dichiarato, inoltre, di aver stretto accordi con Ruanda e Uganda per l’accoglienza dei migranti.

Tuttavia, venerdì 5 gennaio, il ministro degli Esteri del Ruanda, Olivier Nduhungirehe, ha affermato, su Twitter, che il suo Paese non ha firmato alcun accordo per ospitare i migranti africani di Israele. La dichiarazione è stata pubblicata in risposta a un articolo pubblicato sul The Guardian, che spiegava la decisione di Netanyahu di pagare i due Stati africani per accettare i migranti. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Jerusalem Post, il governo israeliano avrebbe promesso 5.000 dollari a testa per ogni persona accolta da Uganda e Ruanda. Nduhungirehe ha respinto le dichiarazioni e ha ricordato che il Ruanda è in trattativa soltanto per l’accoglienza di migranti africani che hanno subito abusi in Libia. Il quotidiano Haaretz ha riportato che una serie di trattative sulla problematica erano state aperte dai due Paesi circa 3 o 4 anni fa, ma i due governi non avevano mai concluso l’accordo.

Il ministro degli Affari Esteri dell’Uganda, Okello Oryem, ha confermato le dichiarazioni della sua controparte ruandese, ripetendo che non esiste alcun patto, di nessun tipo, con il premier israeliano.

Il progetto di Netanyahu era stato già anticipato il 18 novembre 2017, suscitando la preoccupazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), che aveva dichiarato di essere molto preoccupato per la proposta. L’agenzia dell’ONU aveva altresì sottolineato che Israele ha l’obbligo di proteggere i rifugiati e le altre persone che hanno bisogno della protezione internazionale.

Mercoledì 2 gennaio, nel suo discorso durante la riunione di Gabinetto, Netanyahu ha difeso la decisione di ricollocare i migranti irregolari che si trovano in Israele, poiché ogni Paese deve tutelare i propri confini e proteggerli dall’infiltrazione illegale. La maggior parte dei migranti in Israele provengono dall’Eritrea e dal Sudan. Molti di loro sono scappati a causa di guerre, difficoltà economiche e persecuzioni, ma il governo israeliano li considera migranti economici che minacciano le caratteristiche del Paese. Dei 27.500 eritrei e 7.800 sudanesi entrati in Israele dal 2007, solamente a 10 persone è stato riconosciuto lo status di rifugiati dalle autorità. Gli eritrei e i sudanesi che sono costretti ad abbandonare Israele non potranno tornare nei propri Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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