Iran: quarto giorno di manifestazioni a favore del governo

Pubblicato il 6 gennaio 2018 alle 16:10 in Iran Medio Oriente

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Migliaia di cittadini iraniani sostenitori del governo hanno organizzato raduni e manifestazioni nel quarto giorno di seguito nel Paese; ciò in risposta all’insurrezione antigovernativa che secondo molti sarebbe stata istigata dagli Stati Uniti.

Nella giornata di sabato 6 gennaio 2017 l’emittente televisiva statale ha trasmesso immagini raffiguranti piazze e strade affollate in città quali Amol, Semnan e Shadegan; qui, numerosi manifestanti hanno dimostrato il loro supporto alle autorità con slogan e bandiere nazionali, e intonando cori come “morte all’America”, “morte a Israele” e “morte alla Gran Bretagna”.

L’agitazione si è diffusa a oltre 80 centri urbani e rurali iraniani, in cui migliaia di giovani studenti e lavoratori hanno manifestato la propria frustrazione in merito alla crisi economica, alla presunta corruzione vigente tra i leader del Paese, al crescente divario tra ricchi e poveri, e alla disoccupazione. Alireza Rashidian, il governatore della provincia nord-orientale di Mashhad, da cui è partita la protesta, sabato ha riferito all’agenzia di stampa ISNA che oltre l’85% dei manifestanti incarcerati nella regione sono stati rilasciati dietro la promessa scritta di non reiterare il loro comportamento dannoso o illecito. Chi aveva invece precedenti penali, o chi ha incendiato o danneggiato gravemente oggetti, edifici pubblici o mezzi di trasporto, è stato delegato alle autorità giudiziarie di competenza.
Il vicepreside dell’università di Teheran, Majid Sarsangi, ha affermato che l’ateneo ha incaricato un comitato di rintracciare gli studenti arrestati durante le agitazioni, con l’obiettivo cooperare con le autorità locali e creare le condizioni per un ritorno dei suddetti studenti all’università e presso le loro famiglie.
Un membro del parlamento, il riformista Mahmoud Sadeghi, ha riferito all’agenzia di stampa ILNA che circa 90 studenti sono stati arrestati; sulla detenzione di 10 di loro non è ancora stata fornita alcuna spiegazione, né è chiaro quale organo delle autorità li abbia arrestati.

Le nuove proteste avvengono all’indomani della riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione attuale in Iran, riunione che non è stata vista positivamente dai leader del Paese. Sabato 6 gennaio, il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha pubblicato un tweet in cui accusa apertamente l’amministrazione Trump, che ha indetto tale vertice straordinario, di ingerenza negli affari della politica interna al Paese. L’Iran dispone di molteplici corpi di sicurezza e polizia nazionali che operano parallelamente, e i residenti locali hanno spiegato che spesso proprio per via di tale capillarità interna alle forze dell’ordine il nome degli individui arrestati non viene divulgato rapidamente. Sui social network sono apparsi video che mostrano famiglie preoccupate che cercano di reperire informazioni sui loro cari presso le strutture detentive del Paese.

Nella settimana appena trascorsa, secondo le stime dei funzionari iraniani, sarebbero morte un totale di 22 persone e oltre mille sarebbero quelle arrestate, in quella che si è dimostrata la più violenta protesta contro il governo da circa un decennio. Nel 2009, i Guardiani della rivoluzione smorzarono la cosiddetta Onda Verde, una sommossa popolare nata da una presunta frode elettorale. In tale occasione furono uccise decine di cittadini sostenitori della riforma elettorale: 40 furono i morti confermati dalle autorità iraniane, circa il doppio quelli conteggiati da Amnesty International.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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