USA: imposte sanzioni su società iraniane

Pubblicato il 5 gennaio 2018 alle 17:32 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno imposto una serie di restrizioni su 5 società sussidiarie di un gruppo industriale iraniano che si occupa dello sviluppo e della produzione di missili balistici nel Paese.

Giovedì 4 gennaio, l’Office of Foreign Assets Control, che fa parte del Dipartimento del Tesoro americano, ha sanzionato le aziende Shahid Kharrazi Industries, Shahid Sanikhani Industries, Shahid Moghaddam Industries, Shahid Eslami Research Center e Shahid Shustari Industries, tutte connesse al Gruppo Industriale Shahid Bakeri, che aveva già subito restrizioni da Washington. Ognuna di queste società produce componenti specifiche per i missili balistici. Secondo quanto deciso dagli Stati Uniti, i beni detenuti dalle società iraniane in territori che si trovano sotto la giurisdizione americana saranno congelati, e a tutti i cittadini statunitensi sarà vietato fare affari con il Gruppo Industriale. Inoltre, agli enti esteri che lavorano con queste aziende potrebbe essere impedito l’accesso al sistema finanziario americano.

Gli Stati Uniti hanno deciso di sanzionare le società sussidiarie del Gruppo Industriale Shahid Bakeri poiché sui resti di alcuni missili rinvenuti dai soldati americani in Arabia Saudita era stato ritrovato il logo della società. Il 14 dicembre 2017, durante una conferenza stampa tenutasi a Washington, l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, aveva mostrato resti di missili lanciati dagli Houthi, in Yemen, contro l’Arabia Saudita, accusando l’Iran di aver fornito i razzi ai ribelli. In questo modo, Teheran avrebbe violato la Risoluzione 2231 dell’Onu, che impedisce al Paese di fornire, vendere o trasferire alcune armi, comprese quelle a testata nucleare, previa approvazione del Consiglio di Sicurezza. Il governo iraniano aveva respinto tutte le accuse, chiedendo all’amministrazione americana di inviare i missili alla capitale, in modo da poterli analizzare.

Il 14 giugno 2015, l’Iran aveva firmato un accordo sul nucleare, chiamato Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), con Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il patto imponeva a Teheran la limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nel settore finanziario e su quello del petrolio. In seguito, gli Stati Uniti avevano approvato una legge secondo la quale Washington avrebbe avuto l’obbligo di confermare, ogni 90 giorni, che l’Iran stesse rispettando l’accordo.

Il 18 luglio 2017, l’amministrazione Trump aveva accusato il governo iraniano di aver violato lo “spirito” del patto, pur avendone rispettato le condizioni. Il 13 ottobre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva decertificato l’accordo, minacciando di tirarsene fuori se questo non fosse stato inasprito.

Giovedì 4 gennaio, alcuni senatori statunitensi e funzionari dell’amministrazione dell’attuale presidente si sono riuniti per trovare un compromesso che renda possibile imporre sanzioni sull’Iran, pur mantenendo Washington come membro dell’accordo nucleare. Le autorità stanno lavorando per tentare di porre fine all’obbligo statunitense di riconfermare il patto ogni 90 giorni, permettendo tuttavia l’imposizione di restrizioni da parte del Paese se il programma nucleare di Teheran superasse un limite definito. I funzionari sperano di trovare una soluzione entro il 15 gennaio, data in cui Trump dovrà decidere se certificare nuovamente o meno l’accordo con l’Iran.

Venerdì 5 gennaio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà per parlare della situazione in Iran, dopo che, il 3 gennaio, la Haley aveva richiesto una sessione di emergenza, in seguito alle rimostranze scoppiate nel Paese contro il governo iraniano. Da giovedì 28 dicembre 2017, in seguito al rincaro dei prezzi, il popolo iraniano è sceso in piazza per protestare, sospinto altresì dal malcontento per la situazione di crisi economica e la presunta corruzione delle autorità del Paese .

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

 

di Redazione

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