Palestina: torna la corrente elettrica a Gaza

Pubblicato il 5 gennaio 2018 alle 8:08 in Medio Oriente Palestina

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L’Autorità Palestinese ha acconsentito a riprendere il pagamento dell’elettricità nella Striscia di Gaza, ponendo fine al blocco imposto nel giugno 2017.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa palestinese WAFA, mercoledì 3 gennaio, il primo ministro palestinese, Rami Hamdallah, ha dichiarato di voler riprendere il pagamento dell’elettricità nella striscia di Gaza. Una volta ripreso il pagamento, nell’area saranno erogati di nuovo 50 megawatts di corrente, ponendo fine, in tal modo, al blocco energetico a cui è sottoposto il territorio da giugno 2017. In tale data, l’Autorità Nazionale Palestinese aveva imposto una serie di misure punitive nella Striscia di Gaza per mettere alle strette il governo di Hamas, tra le quali l’aumento delle imposte sulle importazioni, quindi anche sul carburante. La mossa dell’Autorità Palestinese aveva costretto Hamas a ridurre la spesa dell’energia elettrica e, di conseguenza, Israele, da cui veniva acquistata l’energia, aveva ridotto le importazioni elettriche nel territorio fino al 40 per cento, costringendo la popolazione a vivere con poche ore di elettricità al giorno.

Stando alle dichiarazioni di Hamallah, la decisione di riprendere i pagamenti era stata presa dal presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, come parte del suo progetto mirato a voler riunificare la Palestina e ad alleviare le sofferenze degli abitanti della striscia di Gaza. In tal senso, il primo ministro ha dichiarato: “Ribadiamo che non esiteremo un istante nell’assumerci le nostre responsabilità nei confronti delle persone che vivono a Gaza e faremo ogni sforzo per rafforzare la loro capacità di ripresa e per migliorare la qualità della loro vita”.

La questione dei pagamenti è stata centrale nei tentativi di riconciliazione fra Hamas, che dal giugno 2007 governa la Striscia di Gaza, e l’Autorità Palestinese. Le negoziazioni tra le due parti avevano portato, il 12 ottobre 2017, al raggiungimento di un accordo di riconciliazione nazionale, secondo il quale il Governo di unità nazionale si sarebbe assunto tutti i compiti e le responsabilità in merito alla gestione della Striscia di Gaza.

La crisi elettrica ha costretto gli abitanti di Gaza a vivere in condizioni disperate, dal momento che la mancanza di energia elettrica ha gravi conseguenze sulla fornitura di servizi essenziali, quali sanità e acqua. Molte case utilizzano pompe ad acqua elettriche, quindi la mancanza di elettricità comporta la mancanza di acqua. In merito alla questione si erano espresse anche le Nazioni Unite, le quali, in un comunicato emesso venerdì 11 agosto 2017, avevano espresso la loro profonda preoccupazione per il deterioramento delle condizioni umanitarie e per la protezione dei diritti umani nella striscia di Gaza. In tale occasione, l’organizzazione internazionale aveva altresì accusato Israele, lo Stato della Palestina e le autorità di Gaza di essere responsabili della situazione e di non rispettare gli obblighi in merito alla promozione e alla protezione dei diritti degli abitanti di Gaza.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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