Sudan: avviate procedure di rimpatrio dalla Rep. Centrafricana

Pubblicato il 4 gennaio 2018 alle 6:01 in Immigrazione Sudan

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I rifugiati sudanesi nella Repubblica Centrafricana, dopo 10 anni, stanno rientrando in Sudan grazie all’aiuto della UN Refugee Agency.

Lo scorso 12 dicembre, l’agenzia dell’Onu ha avviato una serie di procedure per rimpatriare i cittadini sudanesi scappati dalla regione del Darfur e sfollati nella Repubblica Centrafricana. Il conflitto nel Darfur è iniziato il 26 febbraio 2003, quando diverse tribù, per la maggior parte non-arabe, sollevarono una serie di offensive contro il governo arabo locale. Da allora, la missione di peacekeeping dell’Onu, UNAMID, è stata attivata nella regione. Secondo le stime delle Nazioni Unit, più di 300,000 persone sono state uccise nel corso degli scontri, e quasi un milione di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Tale situazione ha costretto la maggioranza degli sfollati a rifugiarsi nei Paesi vicini, così che, nel solo 2007, 2,500 sudanesi del Darfur sono fuggiti nella Repubblica Centrafricana, mentre, ad oggi, circa 650,000 rifugiati vivono tra il Ciad e il Sud Sudan. Grazie all’intervento della UN Refugee Agency, dallo scorso 12 dicembre a oggi, sono 1,500 i cittadini del Sudan rientrai in patria.

Lo scorso 28 giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la diminuzione delle truppe di peacekeeper in Darfur, nell’ovest Sudan, le quali, se le condizioni di sicurezza lo permetteranno e se il governo locale coopererà, verranno dimezzate entro il 2018. Secondo le stime dell’Onu, da 15,485, le truppe verranno ridotte a 11,395 nel corso dei primi 6 mesi dell’anno nuovo. Tale decisione è stata presa alla luce del miglioramento della situazione, che ha portato gli Stati Uniti, il 20 ottobre, a scongelare gli account bancari sudanesi. Gli USA avevano imposto sanzioni contro il Sudan il 3 novembre 1997, accusando il governo di Khartoum di supportare il terrorismo internazionale, di destabilizzare i governi dei Paesi vicini e di violare i diritti umani. All’epoca, in Sudan era diffusa la pratica dello schiavismo e non esisteva la libertà religiosa. Dal momento che tali attività del Paese africano vennero considerate una grave minaccia contro la sicurezza degli gli Stati Uniti, l’amministrazione Clinton impose un embargo sul commercio e sull’intero territorio sudanese, insieme al congelamento di tutti i beni del governo locale. La decisione di Washington, tuttavia, è stata criticata da diversi gruppi umanitari, i quali hanno sottolineato che il governo sudanese sta continuando a commettere violazioni dei diritti umani.

Le procedure di rimpatrio sono partite dalla repubblica Centrafricana, in quanto il Paese versa in condizioni di difficoltà che rendono minima la sicurezza sia dei cittadini, sia dei rifugiati. Da quando l’ex presidente, Francois Bozize, è stato rovesciato, il 10 dicembre 2012, la Repubblica Centrafricana, ex colonia francese, sta affrontando una crisi umanitaria che ha coinvolto più di 4.5 milioni di persone. Tale crisi è stata causata da un conflitto combattuto tra i militanti musulmani della fazione Seleka e la milizia cristiana anti-Balaka. Secondo le Nazioni Unite, più della metà della popolazione centrafricana necessita assistenza. Nonostante l’elezione democratica del presidente Faustin-Archange Touadéra, il 30 marzo 2016, abbia portato una relativa stabilità, il Paese è ancora afflitto da continui scontri.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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