Myanmar: il presidente chiede riforma costituzionale

Pubblicato il 4 gennaio 2018 alle 17:06 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La costituzione del Myanmar deve essere riformata e più giusta nei confronti di tutte le minoranze etniche riconosciute dal sistema federale. Queste sono state le parole del presidente del Myanmar, Htin Kyaw, durante il suo discorso per il 70esimo anniversario dell’indipendenza del Myanmar dal governo britannico, il 4 gennaio.

La costituzione del Myanmar è stata redatta nel 2008 dalla giunta militare allora alla guida del Paese, ma il presidente civile Htin Kyaw ritiene che “mentre costruiamo una Repubblica Democratica Federale in linea con i risultati del dialogo politico, dobbiamo impegnarci per creare una costituzione adeguata”. “Ci stiamo impegnando per creare uno Stato democratico basato sui principi di libertà per tutte le razze etniche nazionali, uguaglianza e diritto di autodeterminazione”, ha affermato il Presidente. Il termine “razze etniche” viene utilizzato in Myanmar per riferirsi a utti i gruppi etnici indigeni del Paese. Htin Kyaw ha anche chiesto la fine dei conflitti armati in corso in diverse zone del Myanmar e che interessano diversi gruppi etnici.

Il Presidente ha un ruolo di rappresentanza in Myanmar, ma è un alleato delle forze democratiche guidate dal premio Nobel per la Pace e Ministro degli Esteri Aug San Suu-kyi.

Nel discorso di Htin Kyaw mancano i dettagli su due punti importanti. Il primo riguarda cosa intendesse per “costituzione adeguata” al Paese e in che misura intende riformarla. Il secondo concerne invece i conflitti etnici interni al Paese, infatti parlando di “minoranze etniche riconosciute” non ha fatto apertamente riferimento a una delle questioni più impellenti per il Myanmar: la crisi umanitaria della minoranza etnica musulmana Rohingya.

I Rohingya, minoranza etnica musulmana stanziata nello stato nord-occidentale di Rakhine, non vengono riconosciuti come cittadini birmani e sono stati a lungo oggetto di persecuzioni da parte dell’esercito birmano. Dall’ottobre 2016 la campagna militare contro la minoranza etnica Rohingya si è intensificata per raggiungere il picco massimo a partire dal 25 agosto 2017. In quella data, un gruppo di militanti dell’organizzazione ARSA – Arakan Rohingya Salvation Army – hanno attaccato le stazioni di polizia di confine scatenando la reazione dell’esercito che ha insensificato la sua campagna di repressione nello stato di Rakhine. Dal 25 agosto, sono stati 655 mila i Rohingya ad aver lasciato le loro case per cercare rifugio nei campi di accoglienza in Bangladesh. Le vittime delle prime 4 settimane di conflitto sono 6700, secondo i dati diffusi da Medici Senza Frontiere.

L’attuale costituzione impedisce a chiunque abbia un coniuge o un figlio con cittadinanza straniera di diventare presidente del Myanmar. Si tratta di una clausola che sembra creata ad hoc per impedire ad Aung San Suu-kyi di ricoprire la carica presidenziale avendo, quest’ultima, un marito e due figli con cittadinanza britannica. La costituzione garantisce all’esercito un quarto dei seggi in parlamento ed alcuni ministeri chiave come la Difesa, gli Interni e gli Affari di Confine, nonché il diritto di veto sulle modifiche costituzionali e in materia di sicurezza. Per l’approvazione di un emendamento costituzionale è necessaria la maggioranza del 76% in parlamento, quindi del sostegno dei parlamentari dell’esercito e dei loro alleati. La giunta militare ha governato il Myanmar per 49 anni dopo la fine della dominazione britannica, fino al 2011. Le elezioni del 2015 hanno visto l’ascesa al potere del partito democratico di Aung San Suu-kyi, il cui programma di riforma è però in fase di stallo.

Il dibattito sulla riforma costituzionale era stato interrotto in seguito all’assassinio dell’attivista e avvocato Ko Ni il quale stava lavorando all’emendamento della costituzione per ridurre l’influenza dell’esercito sulla vita politica del Paese, il 29 gennaio 2017. Ko Ni era un alleato di Aung San Suu-kyi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.