Israele espelle migliaia di migranti africani

Pubblicato il 4 gennaio 2018 alle 10:08 in Immigrazione Israele

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Israele sta progettando di espellere migliaia di migranti africani nei prossimi 3 mesi e ha minacciato di arrestare coloro che rimarranno nel Paese.

Mercoledì 2 gennaio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato che circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, dovranno lasciare il Paese entro la fine di marzo.

Secondo il piano stabilito in materia, ogni migrante, che era entrato in Israele in maniera irregolare, riceverà un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, la somma diminuirà e coloro che continueranno a opporsi all’espatrio verranno arrestati.

Il progetto era stato già anticipato il 18 novembre 2017, suscitando la preoccupazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), che aveva dichiarato di essere “molto preoccupato per la proposta. In base a tale proposta, i rifugiati e i richiedenti asilo eritrei e i sudanesi verranno costretti ad accettare il ricollocamento nei Paesi africani o a essere arrestati”. In tale occasione, l’agenzia dell’ONU aveva altresì sottolineato che “Israele ha l’obbligo legale di proteggere i rifugiati e le altre persone che hanno bisogno della protezione internazionale”.

Il 19 novembre 2017, il governo israeliano aveva altresì deciso di chiudere il centro di detenzione di Holot, situato nel territorio meridionale di Israele, entro la fine di marzo. Si tratta di una struttura che può ospitare circa 1.200 migranti, che, durante il giorno, possono lasciare il centro per recarsi sul luogo di lavoro. Secondo le stime ufficiali, dal giugno al novembre 2017, in Israele erano entrati 38.043 migranti africani. Tale cifra includeva 27.494 eritrei e 7.869 sudanesi.

Mercoledì 2 gennaio, nel suo discorso durante la riunione di Gabinetto, Netanyahu ha difeso la decisione di ricollocare i migranti irregolari che si trovano in Israele, affermando che “ogni Paese deve tutelare i propri confini e proteggerli dall’infiltrazione illegale costituisce sia un diritto sia un dovere fondamentale di uno Stato sovrano”. Gli eritrei e i sudanesi che sono costretti ad abbandonare Israele non potranno tornare nei propri Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati, di conseguenza, il governo israeliano ha firmato alcuni accordi con Ruanda e Uganda, che hanno accettato di accogliere tali migranti.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Monitor, i migranti hanno iniziato a entrare in Israele nel 2007. Stando ai dati del Ministero dell’Interno israeliano, quell’anno sarebbero giunte nel territorio israeliano quasi 5.000 persone, mentre coloro che venivano fermati al confine venivano arrestati e, successivamente, rimandati in patria. Da quel momento, il governo ha completato una barriera al confine israeliano, dove ha anche istallato sensori elettronici. Grazie alle misure introdotte, nessun migrante irregolare è riuscito a introdursi nel Paese negli ultimi sei mesi.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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