ISIS: intelligence afghana sventa una serie di attacchi a Kabul

Pubblicato il 4 gennaio 2018 alle 8:25 in Afghanistan Asia

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L’intelligence afghana, la National Directorate of Security (NDS), ha reso noto di aver sventato una serie di attacchi terroristici dell’ISIS che avrebbero dovuto colpire la capitale, Kabul.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa afghana, Khaama Press, un gruppo di 13 militanti è stato arrestato, in quanto accusato di avere legami con i complotti terroristici. Le incarcerazioni sono avvenute nel corso di raid delle forze di sicurezza a Kabul. Al momento, la Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva in Afghanistan e in Pakistan dal 2015, non ha rilasciato alcun commento ufficiale sull’accaduto. L’ultimo attentato reclamato dai militanti dello Stato Islamico nel Paese asiatico è avvenuto il 28 dicembre, quando almeno 40 persone sono morte, mentre altre 30 sono rimaste ferite in un attacco suicida a Kabul, che ha colpito l’ufficio dell’agenzia stampa Afghan Voice e il centro culturale sciita Tabyan. Si è trattato di uno degli attentati più mortali avvenuti nella capitale afghana da quando il gruppo ha cominciato ad essere attivo.

In un articolo pubblicato su Defense One, Krishnadev Calamur ritiene che, anche se gli attacchi dell’ISIS in Afghanistan sono scioccanti, non dovrebbero costituire una grande sorpresa. Dopotutto, spiega l’autore, la stabilità geopolitica che l’Occidente vorrebbe imporre in tutto il mondo è molto difficile e rara da raggiungere. In particolare, gli Stati Uniti si sono sempre imposti di riportare la stabilità in troppi luoghi, ottenendo risultati talvolta positivi, e talvolta negativi. Ad esempio, in Iraq, gli USA sono riusciti a rovesciare il dittatore Saddam Hussein, senza tuttavia instaurare un governo abbastanza forte per gestire la situazione della sicurezza nazionale. In Afghanistan, dove Washington è intervenuto nel 2001, sono stati riscontrati molti ostacoli che, ancora oggi, dopo ormai 17 anni di invasione, non hanno permesso agli Stati Uniti di riportare la stabilità.

Lo scorso 21 agosto, il presidente Donald Trump ha annunciato la nuova strategia americana nella regione asiatica, volta in particolare a porre fine alla minaccia terroristica in Afghanistan. A tal fine, il 31 agosto, il segretario della Difesa americano, James Mattis, ha ordinato l’invio di 4,000 ulteriori soldati statunitensi nel Paese asiatico, portando il numero delle truppe USA in Afghanistan a 15,000. In linea con tale strategia, in occasione del meeting dei ministri della Difesa della NATO, l’8 e il 9 novembre 2017 a Bruxelles, l’alleanza atlantica ha annunciato l’aumento delle proprie truppe da 13,000 a 16,000. Con le progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei in Afghanistan per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico. La CNN ha reso noto che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100,000 truppe, mentre oggi ce ne sono 14,000.

Nonostante ciò, le offensive dell’ISIS stanno continuando a colpire sia le minoranze sciite locali, sia le forze di sicurezza afghane e straniere. Ad avviso di Michael Kudelman, il vicedirettore dell’Asia Program presso il Wilson Center, le capacità di recupero dei militanti dello Stato Islamico sono preoccupanti. Nello specifico, le loro abilità sono rafforzate e agevolate dal territorio afghano, che permette ai terroristi di nascondersi e sfuggire alle bombe. Nel mese di novembre, il generale John W. Nicholson Jr., ufficiale americano e comandante della NATO in Afghanistan, ha reso noto che, dallo scorso marzo, sono stati eliminati 1,400 militanti dello Stato Islamico, ma che, Nonostante tali perdite, il gruppo sta continuando a reclutare adepti, che impediscono la sua morte definitiva. “È come un palloncino, se spingiamo da una parte, i militanti, come l’aria, si concentrano tutti da un’altra”, ha concluso il generale Nicholson.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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