Iran: fine della rivolta

Pubblicato il 4 gennaio 2018 alle 9:19 in Iran Medio Oriente

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Il comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, il maggiore generale Mohammad Ali Jafari, ha annunciato di aver posto fine all’insurrezione popolare nel Paese.

Giovedì 4 gennaio, il Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, l’organo militare istituito in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979, fedele alla guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato di aver fermato la rivolta del popolo iraniano e di aver dispiegato le proprie forze in tre province, in particolare Esfahan, Lorestan e Hamedan, nelle quali gli scontri sono stati più violenti, al fine di affrontare “la nuova sedizione”.

I Guardiani della rivoluzione sono intervenuti nel Paese mercoledì 3 gennaio, dopo un’escalation delle proteste, che si sono intensificate nella notte tra mercoledì 3 e giovedì 4 gennaio, in seguito alle dichiarazioni dell’ayatollah Khamenei, il quale, il 2 gennaio, nel suo primo discorso pubblico dopo lo scoppio delle proteste, aveva dichiarato che i capi della rivolta sarebbero stati accusati di “moharebeh”, un termine che identifica una persona che combatte contro Dio. Se confermata, tale condanna avrebbe comportato la pena di morte per i dissidenti. Durante le manifestazioni notturne, che hanno popolato le strade di Malayer, nella provincia di Hamadan, i manifestanti hanno urlato slogan quali “Le persone stanno mendicando, il leader supremo si comporta come se fosse Dio!” e “A morte il dittatore”.

Poco prima dell’intensificarsi delle proteste, nella mattinata di mercoledì 3 gennaio, migliaia di iraniani erano scesi in piazza per manifestare a favore del governo, contro la rivolta, brandendo le bandiere iraniane e le immagini di Khamenei. In tale occasione, Jafari aveva dichiarato che le manifestazioni pro-governative segnavano la fine delle proteste, che, secondo il comandante, sarebbero state condotte da “un massimo di 1.500 persone in ogni posto”, per un totale di “15.000 persone in tutto il Paese”.

La rivolta iraniana continua ad attirare l’attenzione internazionale. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno riferito di voler ottenere “informazioni utili” per imporre nuove sanzioni contro gli individui e le organizzazioni iraniani coinvolti nel giro di vite. Precedentemente, il 2 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si era espresso a favore delle proteste in Iran, definendole un momento di cambiamento per il popolo iraniano. Il giorno successivo, mercoledì 3 gennaio,Washington aveva esortato il Consiglio di Sicurezza e il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (OHCHR) a indire una riunione di emergenza al fine di esprimere supporto al popolo iraniano, secondo quanto riferito dalla rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley.

Per tutta risposta, l’Iran si ha condannando la richiesta degli Stati Uniti, definendola come un’ingerenza negli affari interni del Paese. Mercoledì 3 gennaio, la missione iraniana presso le Nazioni Unite ha pubblicato una lettera inviata dal delegato iraniano presso l’ONU, Gholamali Khoshroo, al Consiglio di Sicurezza e al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nella quale “attira l’attenzione sugli ampi tentativi, compiuti recentemente dagli Stati Uniti, di interferire negli affari interni dell’Iran”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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