L’Etiopia libererà tutti i prigionieri politici

Pubblicato il 3 gennaio 2018 alle 18:53 in Africa Etiopia

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L’Etiopia ha annunciato il rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti Paese con l’obiettivo di incoraggiare la riconciliazione nazionale.

Mercoledì 3 gennaio, l’ufficio del primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, ha dichiarato che tutti i prigionieri politici saranno liberati, riconoscendo ufficialmente, per la prima volta, la presenza di detenuti di questo genere nel Paese. L’annuncio è stato fatto dal premier e da altri leader del Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, la coalizione che governa il Paese, in seguito ad una serie di incontri durati 17 giorni.

Tuttavia, non è stato specificato quali o quanti prigionieri politici verranno rilasciati, e nemmeno le tempistiche dell’operazione. Il funzionario di Amnesty International per l’Etiopia, Fisseha Tekle, ha richiesto al governo del Paese di avviare le procedure per la liberazione dei detenuti il più presto possibile, in concomitanza con l’eliminazione delle leggi repressive in base alle quali sono stati eseguiti gli arresti.

Il governo ha altresì annunciato la chiusura del centro di detenzione di Maekelawi, situato ad Addis Abeba, che verrà trasformato in un museo. Secondo la Human Right Watch, il centro è noto per i metodi coercitivi e le torture impiegati dagli ufficiali di polizia della struttura per ottenere confessioni, dichiarazioni o informazioni dai detenuti. L’organizzazione umanitaria ha accusato il governo del Paese di utilizzare leggi anti-terrorismo, arresti di massa e periodi di detenzione contro gli oppositori.

La BBC ha riferito che i prigionieri politici dell’Etiopia sono attivisti dell’opposizione provenienti dalle regioni di Amhara e di Oromia, che sono state coinvolte in una serie di proteste contro il governo tra il 2015 e il 2016. Le contestazioni nelle due aree, che hanno provocato circa 669 vittime, sono cominciate alla fine del 2015, in seguito a presunte espropriazioni subite dalle due comunità e dalla politica di repressione ed emarginazione perpetuata dallo Stato nei loro confronti. La BBC riporta che sarebbero almeno 1000 i prigionieri politici arrestati con l’accusa di terrorismo, tra i quali figurano anche importanti leader dell’opposizione, come Merera Gudina e Bekele Gerba, del Congresso Federalista di Oromo. Inoltre, bisogna considerare anche gli altri 5000 casi di persone arrestate dopo la proclamazione dello stato di emergenza, avvenuta il 9 ottobre 2016.

In occasione di una visita ufficiale in Etiopia, avvenuta tra il 2 e il 4 maggio 2017, il commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad Al Hussein, aveva già esortato il governo del Paese a rilasciare i prigionieri arrestati perché critici contro il governo. Durante la visita, Al Hussein aveva altresì richiesto di visitare le regioni di Amhara e Oromia, ma non aveva ottenuto l’autorizzazione. Precedentemente, l’Etiopia aveva annunciato che non avrebbe permesso indagini indipendenti sulle proteste avvenute nelle regioni.

L’Etiopia è stata spesso accusata di reprimere i dissensi del popolo e la libertà dei media adducendo come scusa motivi di sicurezza, secondo quanto riporta Reuters. Anche l’opposizione del Paese, che non detiene seggi al Parlamento, accusa il governo di perpetrare continue molestie e intimidazioni. I leader in carica, tuttavia, hanno respinto tutte le accuse di imposizione di restrizioni politiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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