Italia: nel 2017 sbarcati 119,369 migranti

Pubblicato il 3 gennaio 2018 alle 12:24 in Immigrazione Italia

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Nel 2017 sono sbarcati in Italia complessivamente 119,369 migranti, una diminuzione significativa rispetto ai 181,000 arrivi via mare avvenuti nel 2016. Secondo le stime del Ministero dell’Interno, al 2 gennaio 2018, non è avvenuto alcuno sbarco in territorio italiano, mentre nei primi due giorni del 2016 l’Italia aveva già accolto 49 persone.

Dall’inizio del 2017, l’Italia, sostenuta dall’Unione Europea e sotto la guida del ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha concluso una serie di accordi in ambito migratorio con la Libia, principale porto di partenza delle imbarcazioni dei trafficanti di esseri umani, al fine di meglio gestire la crisi migratoria e contrastare le attività degli scafisti.

Lo scorso 4 febbraio, l’Italia ha firmato un accordo sull’immigrazione con le autorità del governo di Tripoli, capeggiato dal premier Fayez serraj e sostenuto dall’Onu, stanziando 200 milioni di euro per avviare la collaborazione tra i due Stati. Con tale accordo, Roma e Tripoli sono intervenute per scoraggiare l’immigrazione clandestina e rimandare i migranti irregolari nei loro Paesi di provenienza entro una settimana dopo il loro fermo. Successivamente, il 31 marzo, il governo italiano ha reso noto che 60 leader tribali libici avevano firmato un accordo di pace, accettando di collaborare con le forze di sicurezza italiane per ridurre il flusso di migranti dalla Libia verso l’Europa. Nell’occasione, Minniti ha spiegato che i confini a sud del Paese nordafricano, con il Niger e il Ciad, devono essere considerati le nuove frontiere meridionali dell’Unione Europea. In linea con le mosse del ministro dell’Interno, il 28 luglio, il premier italiano, Paolo Gentiloni, ha approvato una risoluzione che ha ordinato l’organizzazione di una missione di supporto per la Guardia Costiera libica. Il 30 agosto, l’Italia si è offerta di addestrare e formare 1,000 membri della marina libica, per fornire servizi di controllo anti-immigrazione illegale e di indagini criminali. L’iniziativa è stata proposta nel corso di un meeting tra le autorità dei due Paesi, tenutosi a Tripoli, durante il quale i funzionari libici hanno riferito di spendere più di 30 milioni di dinari (circa 19 milioni di euro) all’anno per gestire l’immigrazione illegale. I mesi estivi sono stati caratterizzati dalle polemiche scoppiate intorno al Codice delle Ong, proposto il 6 luglio da Minniti in seno alla riunione informale del Consiglio dei ministri europei, tenutasi a Tallin, il cui scopo era quello di ridurre il flusso dei traffici illegali di esseri umani dalla Libia all’Italia.

Il 15 settembre, in occasione della riunione del Comitato Misto Italo-Libico, presieduto da Minniti, l’Italia ha reso noto che organizzerà una missione presso i confini meridionali della Libia, con l’obiettivo di creare una base logistica per gli agenti che controllano le frontiere e di facilitare la presenza delle organizzazioni dell’Onu. Alla fine del mese di ottobre, il Ministero dell’Interno ha annunciato che gli sbarchi in Italia, rispetto allo stesso periodo del 2016, erano diminuiti del 30,13%. Dopo il picco di giugno, durante il quale sono giunti nel nostro Paese 23,526 individui, cifra mensile più elevata registrata da gennaio, si è passati a 11,459 a luglio, e a 3,918 ad agosto. Nel mese di settembre è stato riscontrato un nuovo lieve aumento, con 6,282 sbarchi sulle nostre coste. La limitazione dei flussi dalla Libia, tuttavia, ha riacceso nuove tratte dalla Tunisia e dall’Algeria. 

Il 14 novembre, la CNN ha pubblicato un video in cui viene mostrato un gruppo di migranti africani che, a poca distanza da Tripoli, vengono venduti all’asta come schiavi per 400 dollari. Tale pratica era già stata denunciata da Othman Belbeisi, capo della missione dell’International Organization for Migration (IOM) in Libia, l’11 aprile 2017. Belbeisi aveva ha spiegato che i migranti vengono venduti ad un prezzo tra i 200 e i 500 dollari, e sono tenuti prigionieri per 2 o 3 mesi almeno. Tuttavia, l’indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla denuncia della CNN, così che l’Onu, il 15 novembre, ha accusato i governi europei e, in particolare, l’Italia di essere complicità delle autorità libiche circa i trattamenti disumani dei migranti. Per tutta risposta, Minniti ha affermato che “il rispetto dei diritti umani per l’Italia era, è e sarà irrinunciabile”, sottolineando che su questo piano, Roma sente la necessità di agire al più presto.

Di conseguenza, il 29 e 30 novembre, durante il summit dell’Unione Europea e dell’Unione Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, la Libia ha raggiunto un accordo con i leader europei e africani per effettuare rimpatri di emergenza dei rifugiati e dei migranti che hanno subito violenze e abusi all’interno dei centri di detenzione libici. Durante il summit, Serraj, aveva affermato che soltanto il 4% dei migranti presenti in Libia, pari a circa 22,000, era costretto nei centri di detenzione, mentre il restante era in fase di integrazione nel mercato del lavoro locale. Le stime del premier libico, tuttavia, sono nettamente minori rispetto a quelle effettuate dell’IOM, secondo cui, alla fine di novembre, erano tra i 400,000 e i 700,000 i migranti che vivevano in condizioni disumane in Libia. In linea con le affermazioni di Minniti, il 22 dicembre, l’Italia ha inaugurato il primo corridoio umanitario con la Libia, accogliendo 162 migranti che precedentemente erano detenuti nei centri libici.

Infine, il 2017 si è concluso con l’annuncio da parte di Gentiloni, il 24 dicembre, circa il trasferimento di parte delle 1,400 truppe italiane posizionate in Iraq, in Niger. La notizia era già stata anticipata dal premier lo scorso 13 dicembre, in occasione del summit G5 per il Sahel, tenutosi vicino a Parigi, durante il quale il presidente del Consiglio aveva annunciato che l’Italia avrebbe mandato circa 500 soldati e 150 veicoli militari in Niger per contribuire alla lotta contro il terrorismo e il traffico di esseri umani nella regione del Sahel, spiegando che non si sarebbe trattato di un nuovo dispiegamento di forze militari, ma di uno spostamento di parte di quelle che sono attualmente impegnate in altre missioni all’estero, in Niger. Ciò ha scatenato una polemica all’interno del panorama politico italiano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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