Egitto: 5 esecuzioni capitali

Pubblicato il 3 gennaio 2018 alle 9:08 in Africa Egitto

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Le autorità egiziane hanno giustiziato 5 detenuti, 4 dei quali erano stati condannati a morte a causa di un bombardamento che aveva causato la morte di alcuni cadetti dell’esercito nel 2015, nonostante le proteste delle organizzazioni umanitarie.

Martedì 2 gennaio, le autorità egiziane avevano giustiziato 5 prigionieri, che erano stati condannati a morte da un tribunale militare per aver condotto un attacco terroristico nel 2015 ed erano stati accusati di avere legami con la Fratellanza Musulmana. Il 15 aprile 2015, alcuni uomini avevano fatto esplodere un minibus fermo vicino allo stadio della città di Kafr El-Sheikh, situata a nord del Cairo, uccidendo 3 cadetti dell’esercito. Il quinto detenuto, invece, era stato condannato a morte per aver compiuto un atto criminale, secondo quanto riferito alla sicurezza egiziana, che non ha fornito ulteriori dettagli.

L’esecuzione è avvenuta pochi giorni dopo che, il 26 dicembre 2017, le autorità egiziane avevano giustiziato 15 prigionieri  condannati a morte per aver perpetrato un attentato contro un posto di blocco dei militari egiziani nella penisola del Sinai nel 2013. L’attacco aveva causato la morte di 8 soldati e di un ufficiale. Si era trattato della più grande esecuzione di massa nel Paese dal 2015, quando 6 jihadisti erano stati uccisi.

L’uccisione dei 5 prigionieri ha portato il numero totale di esecuzioni capitali a 28, da quando il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha preso il potere nel Paese attraverso un colpo di stato, cui si deve, il 3 luglio 2013, il rovesciamento del governo di Mohammed Morsi.

Stando a quanto riferito dal New York Times, il numero delle condanne alla pena di morte emesse dai tribunali egiziani è aumentato in modo significativo nel 2017. Si parla di almeno 186 casi. Da parte sua, il direttore dell’organizzazione britannica per i diritti umani, Reprieve, Maya Foa, ha dichiarato: “Queste condanne a morte ed esecuzioni costituiscono un’evidente violazione del diritto internazionale. In Egitto, i processi non soddisfano gli standard minimi che garantiscono un giusto processo e ciò è particolarmente evidente nei processi di massa e nei tribunali militari, come in questo caso”. Secondo Reprieve, si tratterebbe del maggior numero di persone giustiziate in un solo giorno in Egitto dalla nascita dello Stato, nel 1953.

Già dopo l’esecuzione del 26 dicembre 2017, gli attivisti dei diritti umani e dei movimenti islamici avevano affermato di essere preoccupati che tali misure potessero spingere sempre più giovani egiziani ad unirsi alle fila dello Stato Islamico. In merito alla questione si era espresso anche un avvocato che difende i membri della Fratellanza Musulmana, un movimento politico-religioso a cui appartiene Morsi, Ezzat Ghoniem, il quale aveva dichiarato: “Si tratta della nuova ondata di oppressione che ci aspettavamo. Queste esecuzioni avranno il solo risultato di spingere i migliaia di giovani che sono in prigione tra le fila dell’ISIS”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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