Palestina: richiamato il rappresentante palestinese negli Stati Uniti

Pubblicato il 2 gennaio 2018 alle 8:10 in Medio Oriente Palestina

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L’Autorità Palestinese ha annunciato di aver richiamato in patria il proprio rappresentante a Washington, Husam Zomlot, per “consultazioni” in merito alla decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa palestinese WAFA.

Il 21 dicembre 2017, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione non vincolante che avrebbe respinto il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in linea con quanto sostenuto dalle Nazioni Unite nel 1967, ovvero che lo status definitivo Gerusalemme dovrà essere deciso mediante negoziati diretti tra Israele e Palestina.

Domenica 31 dicembre 2017, il ministro degli Esteri palestinese, Riyad Al-Malki, ha dichiarato che il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha emanato alcune direttive in merito al richiamo di Zomlot, al fine di “discutere i prossimi passi”, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Le dichiarazioni di Al-Malki giungono in risposta alle dichiarazioni del presidente americano, il quale, il 6 dicembre 2017, aveva annunciato ufficialmente il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e il trasferimento dell’ambasciata americana nel Paese da Tel Aviv a Gerusalemme.

Il giorno precedente, domenica 31 dicembre 2017, in occasione del 53esimo anniversario del movimento Al-Fatah, Abbas aveva definito Gerusalemme “l’eterna capitale del popolo palestinese”. Già il 22 dicembre 2017, durante una conferenza stampa congiunta con il presidente francese, Emmanuel Macron, il presidente dell’Autorità Palestinese aveva dichiarato che non avrebbe accettato alcun piano americano per il processo di pace con Israele né che Washington svolga il ruolo di mediazione nei negoziati di pace israelo-palestinese, dopo l’annuncio di Trump. Abbas faceva riferimento ad un progetto che gli Stati Uniti starebbero sviluppando da qualche mese e che probabilmente verrà annunciato nel 2018, nonostante a oggi non siano stati divulgati ulteriori dettagli.

Il 28 dicembre 2017, il ministro degli Esteri palestinese, Riyad Malki, aveva annunciato che la Palestina avrebbe boicottato tutti i Paesi che avrebbero deciso di trasferire la propria ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Tale dichiarazioni erano state rilasciate dopo che, il 25 dicembre, il presidente del Guatemala, Jimmy Morales, aveva annunciato che avrebbe trasferito la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, seguendo l’esempio di Trump. Se venisse realizzata, tale richiesta potrebbe costituire un problema per il Guatemala, a livello economico, dal momento che lo Stato esporta annualmente il 90% dei baccelli di cardamomo nei Paesi arabi. Da parte sua, mercoledì 17 dicembre, il ministro degli Esteri guatemalteco, Sandra Jovel, aveva dichiarato che l’esportazione del cardamomo verso i Paesi arabi e islamici rappresenterebbe soltanto lo 0,37% del PIL nazionale.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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