Israele: approvato l’emendamento sull’unità di Gerusalemme

Pubblicato il 2 gennaio 2018 alle 11:24 in Israele Medio Oriente

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Il Parlamento israeliano ha approvato, con 64 voti a favore e 52 contrari, un emendamento alla legge sull’unità di Gerusalemme, secondo il quale, qualsiasi votazione futura in merito alla divisione della città deve ottenere il consenso di due terzi dei parlamentari.

Martedì 2 gennaio, il Parlamento israeliano ha stabilito che l’approvazione di qualsiasi legge futura in merito alla cessione di una zona della Città Santa a “una parte straniera” dovrà essere raggiunta con 80 voti a favore, su un totale di 120, pari a due terzi del Parlamento. Fino a questo momento, era sufficiente una maggioranza di 61 voti a favore della nuova norma.

Tale emendamento si aggiunge a una legge esistente, secondo la quale è richiesto un referendum per stabilire se cedere un territorio che si trova sotto la sovranità israeliana ed è stato approvato a meno di un mese di distanza dalla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale, il 6 dicembre 2017, aveva annunciato ufficialmente il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e il trasferimento dell’ambasciata americana nel Paese da Tel Aviv alla Città Santa. La scelta di Trump ha causato un’ondata di malcontento nei Paesi arabi e islamici e tra la comunità internazionale, a tal punto che, il 21 dicembre 2017, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione non vincolante che respingeva la decisione del presidente americano. La risoluzione dell’ONU è in linea con quanto sostenuto dall’organizzazione internazionale dal 1967, ovvero che lo status definitivo Gerusalemme dovrà essere deciso mediante negoziati diretti tra Israele e Palestina.

La decisione del Parlamento israeliano, che richiede un numero maggiore di voti per dividere Gerusalemme potrebbe costituire un ulteriore ostacolo al raggiungimento di un accordo di pace tra Israele e il popolo palestinese, nonostante le negoziazioni tra le due parti siano già bloccate dal 2014. Già il 22 dicembre 2017, durante una conferenza stampa congiunta con il presidente francese, Emmanuel Macron, il presidente dell’Autorità Palestinese aveva dichiarato che non avrebbe accettato alcun piano americano per il processo di pace con Israele né che Washington svolga il ruolo di mediazione nei negoziati di pace israelo-palestinese. Abbas faceva riferimento ad un progetto che gli Stati Uniti starebbero sviluppando da qualche mese e che probabilmente verrà annunciato nel 2018, nonostante, a oggi, non siano stati divulgati ulteriori dettagli.

Lo status di Gerusalemme costituisce una questione molto delicata, dal momento che la città viene considerata capitale del proprio Stato sia da Israele sia dal popolo palestinese. Al momento, Gerusalemme dovrebbe costituire un territorio internazionalizzato, secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. In seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967, Gerusalemme est è stata occupata da Israele. Nel 1980, il Paese ha esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale passaggio non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale.

Da parte loro, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha dichiarato che il proprio governo adirà la Corte internazionale, si unirà alle organizzazioni internazionali e adotterà qualsiasi misura legale necessaria per tutelare i diritti del popolo palestinese, condannare Israele per le violazioni sistematiche del diritto internazionale e riesaminare gli accordi firmati.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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