Iran: continuano le proteste contro il governo

Pubblicato il 2 gennaio 2018 alle 10:02 in Iran Medio Oriente

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Continuano le manifestazioni in Iran, dove il popolo iraniano ha avviato una rivolta contro il governo per le cattive condizioni economiche del Paese. Al momento, il bilancio delle vittime è di 21 cittadini iraniani, mentre sono 450 le persone che sono state arrestate dalle forze della sicurezza.

L’ondata di protesta dei cittadini contro il governo iraniano è iniziata il 28 dicembre 2017 nella città di Masshad, in seguito al rincaro dei prezzi. Il malcontento si è subito diffuso in tutto il Paese, a causa del malcontento del popolo iraniano nei confronti della crisi economica che sta vivendo l’Iran e della presunta corruzione delle autorità del Paese. Da giovedì, i raduni e le proteste si sono intensificati in un continuo crescendo, diffondendosi anche in altre città, fino ad assumere le dimensioni della protesta più ampia che il Paese abbia conosciuto dal 2009, anno in cui ci furono violente rimostranze a causa della controversa rielezione dell’allora presidente, Mahmoud Ahmadinejad. Sabato 30 dicembre, il terzo giorno di manifestazioni, la situazione è peggiorata, e si sono consumati scontri tra studenti e forze dell’ordine a Teheran, che hanno portato alla morte di 2 manifestanti.

Nella notte tra lunedì 1 e martedì 2 gennaio, 9 persone, tra le quali 6 manifestanti, un passante, 2 poliziotti e un membro del Corpo delle guardie delle rivoluzione iraniana, sono rimaste uccise durante le proteste contro il governo, nella regione centrale di Esfahan. Il giorno precedente, domenica 31 dicembre 2017, 10 persone erano rimaste uccise nelle proteste, anche se sono stati forniti ulteriori dettagli in merito alla dinamica dell’avvenimento. Secondo quanto riferito dalla televisione di stato iraniana, “alcuni manifestanti armati hanno cercato di occupare le stazioni di  polizia e le basi militari, ma hanno affrontato una forte resistenza da parte delle forze di sicurezza”.

Lo stesso giorno, in seguito all’escalation di violenza, domenica 31 dicembre 2017, Teheran aveva bloccato l’accesso ai social media, in particolare Instagram e Telegram, e ad alcune applicazioni di messaggistica, utilizzate dai manifestanti per comunicare tra loro. In merito alla questione, lunedì 1 gennaio, il  ministro dell’Informazione e delle Telecomunicazioni, Mohammad Javad Jahromi, ha dichiarato che l’accesso limitato ai social media in Iran costituisce una misura temporanea, dovuta alle proteste in corso contro le politiche economiche e sociali del governo. In tal senso, Jahromi ha scritto sul proprio account Twitter: “Le voci sulla chiusura permanente dei social media non corrispondono al vero. Sembra che stiano cercando di creare malcontento sociale e pessimismo”.

Lunedì 1 gennaio, in occasione dell’incontro con i presidenti delle commissioni parlamentari, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha dichiarato che le proteste costituirebbero un’opportunità per capire i problemi e trovare soluzioni. In tale senso, il presidente ha affermato: “Le recenti proteste sembrano essere una minaccia, ma, in realtà, costituiscono un’opportunità per vedere qual è il problema” e ha aggiunto: “Non tutti coloro che manifestano sono guidati da elementi stranieri; alcuni di loro sono persone che sono scese in piazza a causa dei loro problemi economici. Una delle richieste dei manifestanti è un clima più aperto”. Parlando delle richieste del popolo iraniano, Rouhani ha sottolineato che l’economia dell’Iran sarebbe migliore rispetto alla media globale, tuttavia ciò non significa che tutti i problemi siano stati risolti, ma che questi devono essere affrontati attraverso l’unità. Il presidente ha aggiunto: “Se tutti ci uniamo, non ho dubbi che il popolo ci supporterà. Se necessario, le persone potranno manifestare in piazza per difendere il sistema, tuttavia, ciò non significa che ignoreremo la voce delle critiche e delle proteste. Dovremmo ascoltare questa voce e trasformarla in un’opportunità. Dovremmo capire qual è il problema e quale la soluzione”.

In merito alle proteste in Iran si sono espressi anche l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Lunedì 1 gennaio, di fronte agli scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza, l’Unione Europea ha esortato Teheran a garantire il diritto di protesta ai propri cittadini. In tal senso, la portavoce della Mogherini ha dichiarato: “Siamo in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che vengano garantiti il diritto di manifestare in modo pacifico e la libertà di espressione. Continueremo a monitorare gli sviluppi”.

Da parte sua, lunedì 1 gennaio, il presidente americano ha dichiarato che in Iran “è tempo di cambiamenti” e che il popolo iraniano è “affamato” di libertà e ha aggiunto, attraverso il proprio account Twitter: “L’Iran sta fallendo a ogni livello, nonostante il patto terribile che era stato stretto con loro dall’amministrazione Obama”. Trump fa riferimento all’accordo sul nucleare, chiamato Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), raggiunto il 14 giugno 2015 tra Teheran e i membri del gruppo 5+1 ovvero USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il patto imponeva all’Iran una limitazione del programma nucleare in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. Infine, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “Il grande popolo iraniano è stato represso per molti anni. Hanno fame di cibo e di libertà. Insieme ai diritti umani, la ricchezza dell’Iran è stata saccheggiata. È TEMPO DI CAMBIAMENTI!”.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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