Siria: in corso l’evacuazione del Ghouta orientale

Pubblicato il 1 gennaio 2018 alle 6:05 in Medio Oriente Siria

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Sono in corso le evacuazioni mediche nel territorio del Ghouta, situato nella campagna orientale di Damasco, anche se le operazioni si trovano ancora nella loro fase iniziale, secondo quanto riferito dal Comitato internazionale della Croce Rossa.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”.

Le evacuazioni, iniziate mercoledì 27 dicembre, sono il risultato di “lunghe negoziazioni”, secondo quanto riferito dall’organizzazione no-profit, Syrian Arab Red Crescent. Alcuni casi di evacuazione sarebbero stati concordati tra il governo di Al-Assad e il gruppo Jaish Al-Islam, una coalizione salafita islamista coinvolta nella guerra civile siriana, grazie alla mediazione dell’organizzazione. In merito alla questione, un ufficiale di Jaish Al-Islam, Yasser Delwan, ha dichiarato: “Abbiamo lavorato perché potessero uscire in collaborazione con la Red Crescent e stiamo lavorando per far evacuare il resto dei quasi 500 casi”. Delwan fa riferimento ai casi più gravi, tra i quali bambini malati di cancro, in favore dei quali si erano espresse anche le Nazioni Unite.

In seguito alle trattative, i ribelli hanno acconsentito a rilasciare 29 prigionieri, in cambio del permesso di far allontanare dal territorio 29 pazienti in condizioni critiche. “La lista include 18 bambini e 4 donne che soffrono problemi cardiaci, cancro, insufficienza renale e malattie del sangue, oltre a casi che richiedono pratiche di chirurgia avanzata che non sono disponibili nelle zone sotto assedio”, secondo quanto riferito dalla Syrian American Medical Society (SAMS), un’organizzazione no-profit che rappresenta medici americani che offrono cure mediche ai siriani.

Stando a quanto riferito dalla Syrian American Medical Society, tra il 27 e il 28 dicembre sono stati evacuati 12 pazienti e altri 25 avrebbero ottenuto il permesso per abbandonare il territorio, da parte del regime siriano.

L’area è entrata a far parte delle zone cuscinetto siriane in seguito al quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione. Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno stilato una lista che comprende alcune centinaia di civili che necessitano di cure mediche, ma queste sono impossibilitate ad andarsene, dal momento che il regime siriano ha imposto severe restrizioni che non consentono alle persone di abbandonare il territorio.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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