ISIS: meno di 1000 militanti in Siria e Iraq

Pubblicato il 1 gennaio 2018 alle 7:06 in Iraq Siria

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In Siria e in Iraq sono presenti meno di 1000 militanti dello Stato Islamico. Si tratta di un terzo rispetto al numero registrato il 5 dicembre, secondo quanto riferito dalla coalizione internazionale, a guida americana, che combatte l’organizzazione nel territorio.

Sia l’Iraq sia la Siria hanno dichiarato vittoria contro l’ISIS. A Baghdad, il 9 dicembre, il primo ministro, Haider Al-Abadi, aveva dichiarato che le forze irachene avevano scacciato gli ultimi combattenti dello Stato Islamico dal Paese, dopo più di tre anni di occupazione. In Siria, il 6 dicembre, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva annunciato la sconfitta definitiva dell’organizzazione sulle rive del fiume Eufrate, situato nel territorio orientale della Siria.

Mercoledì 27 dicembre, la coalizione internazionale, a guida americana, ha dichiarato: “Grazie all’impegno della coalizione e alla competenza dimostrata da parte dei nostri alleati in Iraq e Siria, si stima che, nelle nostre aree di intervento, vi siano meno di 1000 terroristi dell’ISIS, la maggior parte dei quali vengono inseguiti nelle zone desertiche della Siria orientale e dell’Iraq occidentale”. Tale cifra, tuttavia, non include le aree situate nella Siria occidentale, che si trovano sotto il controllo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e dei suoi alleati, secondo quanto sottolineato dall’agenzia di stampa Reuters.

La coalizione ha altresì dichiarato che, negli ultimi 3 anni, la maggior parte dei militanti dell’ISIS sono stati uccisi o catturati e ha aggiunto: “Possiamo dirvi che stiamo lavorando con i nostri alleati per catturare o uccidere i terroristi dell’ISIS rimanenti, per distruggere la loro rete, prevenire il loro ritorno e impedirgli di fuggire nei Paesi vicini”. Proprio a tal fine, gli Stati Uniti stanno sviluppando un programma di formazione per le guardie di confine siriane curde e arabe, mirato a contrastare il rischio che i combattenti dello Stato Islamico si raggruppino nuovamente nel Paese. Si tratta di un progetto che potrebbe comportare un impegno americano a lungo termine, secondo quanto riferito dal capo Comando Centrale statunitense, il generale Joseph Votel.

Il 5 dicembre, il portavoce della coalizione internazionale, a guida americana, Ryan Dillon aveva dichiarato che in Siria e in Iraq sarebbero stati presenti meno di 3000 combattenti dello Stato Islamico. Il giorno successivo, il 6 dicembre 2017, il Pentagono aveva rivelato che gli Stati Uniti hanno ancora 5.200 truppe in Iraq  2.000 in Siria, anche se il numero sta diminuendo. In tale contesto, il 30 novembre 2017, gli Stati Uniti avevano annunciato che avrebbero ritirato più di 400 Marine dalla Siria. Tale decisione era stata presa in seguito alla liberazione di Raqqa, capitale dello Stato Islamico, avvenuta il 17 novembre 2017. In merito al ritiro dei propri Marine dal territorio siriano, il direttore delle operazioni per la coalizione, il brigadier generale Jonathan Braga, aveva assicurato che le forze che sarebbero rimaste in Siria avrebbero continuato a lavorare a fianco dei propri alleati per “sconfiggere i restanti militanti dell’ISIS, prevenire un ritorno dell’ISIS e creare le condizioni affinché i governi internazionale e le organizzazioni non governative aiutino i cittadini locali a riprendersi dagli orrori del governo dell’ISIS”.

Stando ai dati del Pentagono, aggiornati al 9 agosto 2017, durante campagna per sradicare lo Stato Islamico dal territorio, durata circa 3 anni, la coalizione internazionale, a guida americana, ha condotto 13.331 raid in Iraq e 11.235 in Siria, per un totale di 24.566. A questi vanno aggiunti gli attacchi da parte degli aerei russi, iracheni e siriani. In merito alla questione, il brigadier generale Andrew Croft, che coordina la campagna aerea della coalizione, ha riferito che, nel mese di ottobre, i raid in Siria e in Iraq sono calati del 60-70%, in confronto a quelli che avevano colpito il territorio nei 9 mesi precedenti. Ad ottobre, sono cadute 850 bombe, mentre, nei mesi compresi tra gennaio e settembre, la coalizione ha lanciato circa 1,800 – 2,400 bombe al giorno.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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