Bosnia: un rifugio sicuro per i migranti

Pubblicato il 1 gennaio 2018 alle 8:31 in Balcani Immigrazione

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La Bosnia Erzegovina sta diventando un rifugio sicuro per i migranti.

È quanto afferma il quotidiano tedesco Deutsche Welle, il quale riferisce che, nei primini 9 mesi del 2017, il numero dei rifugiati giunti nel Paese balcanico è aumentato di più del 300% rispetto all’anno precedente. Per tale motivo, il governo locale ha deciso di creare un “organo di coordinamento”, che include rappresentanti del Ministero della Sicurezza, del Ministero per i diritti umani e dei Rifugiati e del Ministero degli Esteri. Gli ufficiali della sicurezza hanno riferito al quotidiano tedesco che tale organo monitora i movimenti migratori in tutta la regione e, grazie alle sue attività, la Bosnia, a loro avviso, non fa parte della rotta balcanica utilizzata dai migranti per raggiungere l’Europa.

Secondo quanto riportato da Isma Muhovic, membro della Ong Legal Aid Network Vasa Prava, il numero di richiedenti asilo presenti in Bosnia è molto alto. “Non posso rivelare le cifre precise, ma è sufficiente dire che alcuni migranti sono costretti ad aspettare molto tempo prima di poter accedere ai centri di accoglienza, in quanto sono tutti pieni”, ha spiegato Isma Muhovic. Tra la popolazione sono emersi episodi di protesta nei confronti dei rifugiati, soprattutto perché le condizioni in cui versa la Bosnia, la cui economia è in grave difficoltà, non permettono la loro effettiva integrazione.

La maggior parte degli stranieri che giunge nel piccolo Paese balcanico è originaria del Pakistan, dell’Afghanistan e della Siria. Salman Afridi è un migrante pakistano che è giunto in Bosnia su un’imbarcazione, attraccando sul fiume Sava. Come ha riportato ai giornalisti, dopo ver attraversato il confine a Brcko insieme ad un gruppo di altri migranti, ha chiesto asilo alle autorità. Salman ha raccontato di aver lasciato il suo Paese per colpa delle continue offensive dei talebani pakistani, i quali avevano fatto irruzione nel suo villaggio. L’obiettivo di Salman, adesso, è quello di raggiungere la Francia, dove si trovano alcuni membri della sua famiglia che potrebbero dargli una mano. Tuttavia, non tutti i migranti che arrivano in Bosnia desiderano poi spostarsi in Europa. Un giovane ingegnere afghano, Dsotmohammad Kahramon, costretto ad emigrare sempre per colpa dei talebani, ad esempio, ha dichiarato di voler rimanere nel Paese balcanico.

La rotta balcanica è stata chiusa con l’accordo sull’immigrazione tra Turchia e Unione Europea, firmato il 18 marzo 2016, il quale mirava a bloccare i flussi diretti in Europa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani in favore dell’immigrazione legale e per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. Nonostante la riduzione dei flussi, tale accordo non ha avuto gli effetti che l’UE aveva sperato. Il 14 febbraio 2017, Amnesty International ha pubblicato un reclamo, in cui ha denunciato la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, sono stati invece lasciati in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. Altre decine di migranti, invece, sono bloccate al gelo nelle vicinanze di Sid, in Serbia, al confine con la Croazia, nel tentativo di entrare in Europa, ma vengono ripetutamente respinti dalla polizia di frontiera.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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