1 gennaio 2018: primo anniversario dell’attentato di Istanbul

Pubblicato il 1 gennaio 2018 alle 6:01 in Medio Oriente Turchia

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Il primo gennaio 2018 ricorre un anno dall’attentato di Istanbul al Reina Club, rivendicato dallo Stato Islamico, in cui morirono 39 persone e rimasero ferite altre 69.

Quella notte di capodanno, verso le 1:30 del mattino locali, il 34enne di origini uzbeke e uigure, Abdulkadir Masharipov, fece irruzione nel locale Reina, noto nightclub al centro di Istanbul, frequentato da persone dell’alta società turca, tra cui celebrità, calciatori e anche molti stranieri, sparando contro la folla a colpi di kalashnikov. Nel locale erano presenti almeno 600 persone. Secondo quanto riferito dal Ministero dell’Interno turco, tra le vittime si contarono stranieri di origine marocchina, saudita, libanese, israeliana, libica e indiana. Nella confusione generale, l’attentatore riuscì a scappare, ma venne poi arrestato dalla polizia turca il 17 gennaio 2017, sorpreso in un appartamento di lusso insieme al figlio nel distretto di Esenyurt, a Istanbul.

Secondo quanto dichiarato dal terrorista, dopo che, nel gennaio 2016, gli era stato chiesto di partecipare alla guerra in Siria, aveva fatto ingresso in Turchia passando per l’Iran. Una volta entrato nel Paese si stabilì a Konya, provincia turca dell’Anatolia Centrale, dove ricevette l’ordine di colpire Piazza Taksim, a Istanbul. Dopo due settimane di ricognizione, Masharipov ha raccontato di essersi recato sul luogo per sferrare l’attacco ma, resosi conto che l’area era ipersorvegliata, ricontattò i propri mandanti, chiedendo di cambiare obiettivo. Dopo poco tempo, optò lui stesso di colpire il Rena Club. Il terrorista lasciò Konya alla volta di Istanbul il 16 dicembre 2016 e, due giorni prima dell’attacco, si trasferì dalla residenza di Basaksehir in un’abitazione sita a Zeytinburnu.

Le autorità di Ankara sono convinte che una cellula dell’ISIS presso Konya abbia fornito supporto logistico a Masharipov, il cui nome in codice era Ebu Muhammed Horasani. Il giorno seguente all’attacco, l’ISIS ha diffuso una comunicazione attraverso un account Telegram, in cui ha affermato che, “in linea con le operazioni benedette che lo Stato Islamico sta compiendo contro il protettore della croce, la Turchia, un eroico soldato del califfato ha colpito una delle discoteche più famose in cui i cristiani celebrano le loro feste apostate”. Nel corso degli interrogatori con la polizia, Masharipov ha confessato di aver ricevuto ordini direttamente da Raqqa, in Siria, e di essersi addestrato in Iraq, presso i campi di al-Qaeda, prima di affiliarsi all’ISIS e di partire per la Turchia a fine novembre 2016.

Si presume che Masharipov si sia recato in un ristorante uiguro di Zeytinburnu dopo aver attaccato il Reina e che avesse trascorso lì la notte. Masharipov avrebbe abbandonato quel luogo la mattina del 1 gennaio, dirigendosi a Basaksehir. Da lì, due persone, tra cui un iracheno, il 6 gennaio 2017 lo avrebbero portato in una casa a Esenyurt, dove è stato catturato dalla polizia turca. L’abitazione era stata affittata sei mesi prima a Ali Jameel Mohammed, un cittadino iracheno, per 750 lire turche al mese, il quale è stato arrestato insieme a Masharipov e a 3 donne. Le autorità turche ritengono che l’abitazione di Esenyurt sia stata usata dai militanti ISIS per trasferire i propri combattenti in Siria. Masharipov stesso aveva intenzione lasciare Istanbul per raggiungere la Siria.

In seguito all’attentato del primo gennaio 2017, le autorità uzbeche hanno pubblicato un comunicato in cui hanno spiegato che Masharipov era da tempo ricercato nel suo Paese con l’accusa di appartenere ad un’organizzazione terroristica. Un ufficiale di sicurezza ha altresì riferito che sette anni fa Masharipov aveva lasciato l’Uzbekistan per dirigersi in Afghanistan.

Nei giorni immediatamente successivi all’attentato, le forze di sicurezza turche hanno dato il via ad una serie di operazioni antiterrorismo in tutto il Paese, al fine di smantellare quante più cellule legate allo Stato Islamico possibili. Entro il 18 gennaio 2017, sono state arrestati 20 nuclei di jihadisti a Esenyurt, Silviri e Basaksehir. Successivamente, il 12 luglio 2017, la polizia turca ha fatto incursione in un’abitazione nel distretto di Meram, nella provincia di Konya, che era un nascondiglio di una cellula terroristica dell’ISIS, sospettata di pianificare un attacco terroristico. Nel corso del raid, sono state uccise 5 persone. Lo stesso giorno, nel distretto di Sahinbey, nella provincia sud-orientale di Gaziantep, sono state arrestate altre 3 persone di origine siriana in possesso di armi e cinture esplosive, con l’accusa di programmare attacchi terroristici contro la Turchia. Il 13 luglio 2017, la polizia turca ha trattenuto 5 persone sospettate di essere legate ai militanti dell’ISIS uccisi in un raid nella provincia di Adana, a sud della Turchia. Il 31 ottobre 2017, la polizia turca ha sventato un altro attacco terroristico pianificato da due cellule dell’ISIS, che avrebbe dovuto colpire un centro commerciale di Istanbul, in occasione dell’anniversario della festa della Repubblica, il 29 ottobre. Complessivamente, sono stati arrestati 4 militanti, di cui un uomo e una donna che sono cittadini austriaci di origini turche. Il 9 novembre 2017, le autorità di Ankara hanno reso noto di aver arrestato 165 persone, sospettate di avere legami con lo Stato Islamico, e di aver emesso 245 mandati d’arresto ad Ankara e nella provincia circostante. Le incarcerazioni sono avvenute nel corso di operazioni condotte simultaneamente in 250 luoghi, situati nei distretti di Sincan, Etimesgut e Cubuk. Infine, il 10 novembre 2017, le autorità turche hanno arrestato 82 stranieri che stavano programmando di partire alla volta della Siria, con l’accusa di avere legami con l’ISIS. Lo stesso giorno, nella città meridionale di Adana, sono state fermate 11 persone, di origini siriane, sospettate di essere membri dello Stato Islamico.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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