Spagna: appello di Puigdemont al premier Rajoy

Pubblicato il 31 dicembre 2017 alle 10:17 in Europa Spagna

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L’ex leader della Catalogna, Carles Puigdemont, si è appellato al primo ministro spagnolo Mariano Rajoy affinché egli accetti i risultati delle elezioni locali del 21 dicembre, in cui una modesta maggioranza è andata ai partiti favorevoli all’indipendenza della regione nordorientale del Paese.

Sabato 30 dicembre Puigdemont, che al momento si è autoimposto un esilio a Bruxelles, ha affermato che le urne hanno parlato, e con esse la democrazia: tutti hanno avuto modo di esprimersi. Cos’aspetta dunque Rajoy, si è chiesto l’ex presidente catalano, ad accettare i risultati elettorali e la volontà dei catalani? Il politico ha poi aggiunto che nel 2018 il discorso di fine anno del presidente catalano si terrà nell’unica maniera possibile, ossia nel palazzo di governo catalano.
Nel discorso, che è stato trasmesso in televisione, Puigdemont ha inoltre affermato che la Catalogna è una regione il cui popolo ha dimostrato di essere democraticamente maturo, e ha manifestato il diritto di diventare a tutti gli effetti una repubblica. A questo punto, secondo l’ex presidente catalano, Rajoy ha il dovere di iniziare i negoziati con i leader indipendentisti.

Le nuove elezioni, che ha indetto lo stesso Rajoy dopo che Madrid è subentrata nella gestione dell’amministrazione locale della regione, si sono tenute il 21 dicembre 2017 con un’affluenza record, superiore all’81%. Esse non sono apparentemente riuscite a risolvere la crisi politica che quest’anno ha colpito la Spagna; il risultato, infatti, è stato disomogeneo: nonostante l’ottenimento della maggioranza assoluta (70 seggi su 135) da parte dei partiti indipendentisti – spiegabile a causa di una legge elettorale che permette alle province minori di assegnare, in proporzione, più seggi di quanti ne assegni Barcellona – i partiti non-indipendentisti si sono aggiudicati 170.000 voti in più.
Ciudadanos, la lista liberale unionista guidata da Inés Arrimadas, è stato il partito più votato, tuttavia non dispone di seggi sufficienti né di forti alleati per riuscire a formare un governo.

Puigdemont ha riparato a Bruxelles dopo essere stato deposto dal suo incarico di presidente catalano per opera del primo ministro spagnolo, in seguito alla dichiarazione d’indipendenza fatta dalla Catalogna nel mese di ottobre. Tale dichiarazione è stata l’esito di un referendum circa la separazione dalla Spagna tenuto illegalmente nella regione il 1 ottobre 2017.

Venerdì 29 dicembre Rajoy ha affermato che il nuovo parlamento catalano sarà costituito il 17 gennaio 2018, rappresentando il primo passo di un processo finalizzato a formare il futuro governo catalano. Processo che, secondo Puigdemont, sta venendo rallentato. Dal canto suo, Rajoy ha affermato che l’amministrazione regionale sarà formata il più presto possibile e presterà ascolto a tutti i cittadini catalani, e non solo “a metà di loro”.
Non appare ancora chiaro il modus operandi che le autorità unioniste adopereranno nella formazione di tale governo, poiché Puigdemont, qualora tornasse in Spagna, andrebbe incontro a un mandato di arresto per il ruolo che ha ricoperto nell’organizzazione del referendum illegale, e l’ex vicepresidente Oriol Junqueras è al momento trattenuto in custodia in un carcere di Madrid.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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