Siria: nuovo programma di formazione americano

Pubblicato il 31 dicembre 2017 alle 6:04 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti stanno sviluppando un programma di formazione per le guardie di confine siriane curde e arabe, mirato a contrastare il rischio che i combattenti dello Stato Islamico si raggruppino nuovamente nel Paese.

Si tratta di un progetto che potrebbe comportare un impegno americano a lungo termine, secondo quanto riferito dal capo Comando Centrale statunitense, il generale Joseph Votel. In merito alla questione, il generale ha dichiarato che l’addestramento per il controllo dei confini rispecchierebbe la fine delle principali operazioni di combattimento in Siria e il cambiamento dell’obiettivo della coalizione internazionale, a guida americana, che, adesso, si propone di stabilizzare l’area liberata dal controllo dell’ISIS e di sconfiggere gli ultimi militanti dell’organizzazione. Votel ha aggiunto che le guardie di confine “aiuteranno a prevenire la rinascita dell’ISIS e a mantenere il controllo”.

Votel ha affermato che la campagna americana in Siria rimarrà consistente, ma non ha fornito ulteriori dettagli in merito al numero di soldati americani impiegati nel programma né per quanto tempo rimarranno in Siria. In merito alla questione, il generale si è limitato a suggerire che non ci sarà una diminuzione immediata delle truppe americane nel Paese. Il 6 dicembre 2017, il Pentagono aveva rivelato che gli Stati Uniti hanno ancora 5.200 truppe in Iraq  2.000 in Siria.

Il programma di formazione, che verrà realizzato all’interno del Paese, includerà l’addestramento delle guardie di confine nel condurre interrogatori, nello screening, nella scansione biometrica e in altre abilità necessarie per identificare i militanti che potrebbero provare a entrare in Siria dai Paesi vicini. Stando a quanto riferito dal New York Times, tale tipo di formazione potrebbe svolgere un ruolo chiave nel restaurare l’ordine pubblico nelle aree sottratte al controllo dello Stato Islamico e nel proteggere le frontiere della Siria con l’Iraq, la Turchia, il Libano e la Giordania. Gli ultimi militanti dell’ISIS si sono rifugiati proprio nei territori di confine e ciò rende difficile combatterli.

Il programma di formazione delle guardie di confine arabe e curde potrebbe comportare un impegno americano a lungo termine in Siria, secondo quanto riferito da Votel. Ciò potrebbe sollevare perplessità in merito alle intenzioni degli Stati Uniti in Siria. Da parte sua, il presidente americano, Donald Trump, ha chiarito che la sua priorità è la sconfitta delle organizzazioni terroristiche, non la ricostruzione dei Paesi o la gestione delle loro dispute interne. Tuttavia, una volta avviato, tale progetto potrebbe comportare il prolungamento della campagna americana in Siria, in un momento in cui l’amministrazione Trump non ha un vero e proprio rapporto con il governo di Bashar Al-Assad. Da parte loro, il regime siriano e i suoi alleati, in particolare Russia e Iran, stanno cercano di ristabilire il controllo e la sicurezza nel Paese, in modo indipendente rispetto agli Stati Uniti.

La decisione delle truppe americane di rimanere in Siria viene giustificata dalla minaccia che lo Stato Islamico possa ritornare nel Paese. A tale proposito, Votel ha riferito che esistono segnali concreti che tale minaccia possa concretizzarsi, dal momento che soltanto pochi giorni dopo che il presidente russo, Vladimir Putin, aveva dichiarato la sconfitta dello Stato Islamico in Siria, il 6 dicembre, i militanti dell’organizzazione avevano ripreso il controllo di sei villaggi siriani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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