Iran: proteste a Teheran, 2 manifestanti uccisi

Pubblicato il 31 dicembre 2017 alle 14:25 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno due manifestanti sono stati uccisi durante le proteste antigovernative che da tre giorni sono scoppiate a Teheran hanno provocato scontri con le forze dell’ordine e attacchi a edifici statali.

Secondo quanto riportato domenica 31 dicembre 2017 dall’agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale The Mehr, nella notte tra sabato 30 e domenica 31 almeno due persone sono morte a Dorud, città occidentale del Paese, nell’inasprirsi delle proteste che da oltre tre giorni stanno agitando l’Iran.
Habibollah Khojastepour, il vicegovernatore della sicurezza della provincia di Lorestan, ha affermato che la presenza di “agitatori” ha impedito che la protesta restasse pacifica.
Khojastepour ha riferito che né la polizia né le forze di sicurezza hanno tirato sui manifestanti; non ha però fornito una spiegazione sulla morte dei due cittadini.
La notizia delle due vittime è giunta poco dopo un comunicato andato in onda in televisione nella mattina di domenica: in tale dichiarazione il ministro degli Interni Abdolrahman Rahmani Fazli ha messo in guardia i manifestanti a non sfociare in atteggiamenti violenti, affermando che chi danneggia proprietà pubbliche, sovverte l’ordine e viola la legge sarà ritenuto responsabile del suo comportamento e ne subirà le conseguenze.

L’ondata di rimostranze dei cittadini contro il governo iraniano, causata dal malcontento per la situazione di crisi economica e la presunta corruzione delle autorità del Paese, è scoppiata giovedì 28 dicembre nella città di Masshad, ed è inizialmente scaturita da un rincaro dei prezzi. Da giovedì, i raduni e le proteste si sono intensificati in un continuo crescendo e si diffusi anche ad altre città, fino ad assumere le dimensioni della protesta più ampia che il Paese abbia conosciuto dal 2009, in cui ci furono violente rimostranze a causa della controversa rielezione dell’allora presidente President Mahmoud Ahmadinejad. Nella giornata di sabato 30 dicembre, il terzo giorno di manifestazioni, la situazione è peggiorata, e si sono consumati scontri tra studenti e forze dell’ordine a Teheran.

Alcuni video pubblicati su Twitter dal Centro per i diritti umani in Iran (CHRI) con base a New York mostrano il coinvolgimento della polizia in scontri con la folla di manifestanti presso i cancelli d’ingresso dell’Università di Teheran. Un altro video mostra alcune strade iraniane coperte di fumo, presumibilmente causato da lacrimogeni. Anche l’agenzia di stampa Fars ha riferito degli scontri che si sono verificati tra le forze dell’ordine e gli studenti universitari.

Nel frattempo, sabato 30 dicembre decine di migliaia di cittadini iraniani hanno preso parte ai raduni pro-governativi precedentemente organizzati per porre fine al malcontento che ha fatto seguito alle elezioni del 2009. L’emittente televisiva statale ha trasmesso le immagini di cittadini riuniti in varie città iraniane, sventolando bandiere e slogan raffiguranti l’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema del Paese. Si tratta di raduni concertati preventivamente e reiterati su base annua.
Mahan Abedin, uno studioso iraniano che scrive per il portale online Middle East Eye, ha affermato che le proteste riflettono il divario esistente tra i cittadini comuni e l’élite politica del Paese. Apparentemente, secondo lui, le rimostranze sono articolate da persone che sono motivate puramente da interessi economici.

Non ha tardato ad arrivare un commento statunitense circa la situazione iraniana. Il presidente Donald Trump ha postato vari tweet sul suo profilo online, scrivendo che i regimi oppressivi non possono durare per sempre, e mettendo in guardia le autorità dell’Iran poiché “il mondo sta guardando”. In risposta a Trump, il portavoce de ministro degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, ha affermato che gli avvertimenti statunitensi sono “invalidi, inutili e di poco conto”, e che il popolo iraniano non attribuisce alcun valore alle rivendicazioni “opportunistiche” dei funzionari americani e dello stesso Trump.
Sotto l’amministrazione Trump il divario tra Stati Uniti e Iran si è accentuato, con contrasti di politica estera in merito ai conflitti in Siria e in Yemen e a causa del programma nucleare firmato tra i due Paesi nel 2015, che secondo Washington Teheran non sta rispettando.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.