Corea del Sud sequestra un’altra nave per contatti con Corea del Nord

Pubblicato il 31 dicembre 2017 alle 9:53 in Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea del Sud ha sequestrato un’altra nave sospettata di aver trasferito petrolio alla Corea del Nord.

Le autorità del Paese hanno bloccato l’imbarcazione, contrassegnata con la bandiera di Panama, poiché si troverebbe in violazione delle sanzioni internazionali imposte sullo Stato nordcoreano. Un funzionario della dogana ha dichiarato che la nave, che è in grado di trasportare 5.100 tonnellate di petrolio, è stata fermata nel porto di Pyeongtaek-Dangjin, sulla costa occidentale del Paese, a sud della città di Incheon. L’equipaggio è composto da persone provenienti soprattutto da Cina e Myanmar.

L’intelligence della Corea del Sud e i funzionari della dogana stanno eseguendo una serie di controlli congiunti a bordo.

Venerdì 29 dicembre, le autorità sudcoreane avevano annunciato il sequestro, avvenuto a novembre, di una nave, la Lighthouse Winmore, contrassegnata dalla bandiera di Hong Kong. Seul sospetta che ci sia stato uno scambio di circa 600 tonnellate di petrolio con un’imbarcazione contrassegnata dalla bandiera della Corea del Nord. L’equipaggio della Lightouse Winmore è stato trattenuto nella città di Yeosu, in Corea del Sud e, secondo fonti sudcoreane, avrebbe suggerito alle autorità che la transazione sarebbe avvenuta per conto di una azienda taiwanese. Sia le autorità di Pechino che quelle di Taipei hanno affermato di non essere a conoscenza dell’incidente.

La Cina aveva già dovuto rispondere a un’accusa simile, lo stesso giorno dell’annuncio del sequestro della Lighthouse Winmore. Giovedì 28 dicembre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva pubblicato un post su Twitter dove si era detto deluso dal comportamento di Pechino, colpevole di aver venduto petrolio alla Corea del Nord, nonostante le sanzioni imposte sullo Stato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La notizia di una transazione petrolifera tra una nave di Pechino e una di Pyongyang era stata pubblicata da un giornale sudcoreano, il giorno prima. Venerdì 29 dicembre, la portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Hua Chunying, ha respinto tutte le accuse mosse da Trump, dichiarando che non corrispondevano ai fatti e affermando che la Cina aveva eseguito controlli sulla nave in questione, scoprendo che l’imbarcazione non era mai rientrata in un porto cinese da agosto.

I membri del Consiglio di Sicurezza, tra i quali figura anche la Cina, hanno approvato all’unanimità, il 22 dicembre, la Risoluzione 2397, che prevede una serie di ulteriori restrizioni sulla Corea del Nord, in seguito ai test missilistici del Paese. Il documento limita l’importazione di greggio e l’esportazione di altri beni. Inoltre, tutti i nordcoreani che lavorano all’estero sono obbligati a rimpatriare entro 24 mesi. In precedenza, ad agosto e a settembre 2017, una serie di restrizioni era già stata imposta su Pyongyang. La Corea del Nord ha fatto sapere che i Paesi che hanno votato a favore della Risoluzione non rimarranno impuniti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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