USA: previsto afflusso di civili americani in Siria

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 10:13 in Siria USA e Canada

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Il segretario della Difesa americano ha affermato di prevedere per il 2018, di pari passo con la sconfitta dello Stato Islamico, una maggiore affluenza di cittadini statunitensi in Siria; tra loro, diplomatici e impresari.

Venerdì 30 dicembre, il segretario della Difesa degli Stati Uniti Jim Mattis ha affermato che, parallelamente alla progressiva vittoria contro l’ISIS in terra siriana, si verificherà il conseguente spostamento dell’obiettivo primario: una volta assicurata definitivamente la sconfitta dello Stato Islamico gli sforzi saranno incanalati verso la ricostruzione del Paese e la preventiva difesa contro un nuovo eventuale tentativo bellico da parte dei militanti del gruppo terroristico. Mattis ha spiegato che la strategia concertata dagli Stati Uniti consisterà in un passaggio da ciò che a suo dire rappresenta l’offensiva vera e propria, ossia un “approccio di offensiva volta alla conquista del territorio”, a una nuova fase di stabilizzazione. Secondo quanto il segretario della Difesa ha riferito ai giornalisti nella giornata di venerdì, tale fase sarà caratterizzata da una accresciuta presenza di diplomatici americani impegnati concretamente sul campo, in Siria. Mattis ha argomentato che laddove si facciano entrare un maggior numero di diplomatici in un Paese per lavorare al ripristino dei servizi, ne sussegua inevitabilmente un aumento di impresari, appaltatori, “e cose del genere”. Tali funzionari, secondo Mattis, hanno anche il compito di amministrare i fondi internazionali e salvaguardare che non vadano a finire “nelle tasche sbagliate”. Inoltre, diplomatici e impresari saranno incaricati di far fronte all’addestramento delle forze locali per disattivare ordigni esplosivi improvvisati e per collaborare affinché il Paese venga messo in sicurezza dall’eventuale tentativo dell’ISIS di riconquistare i territori persi. Il capo del dipartimento della Difesa ha riassunto la strategia come un tentativo di avanzare verso il ripristino della normalità, impresa che a suo dire richiede un grande supporto.
I commenti di Mattis sono i primi rilasciati ufficialmente che indichino l’eventualità di un incremento di civili statunitensi nei territori siriani occupati dall’ISIS e recentemente riconquistati. Per quanto riguarda dettagli più precisi, ancora non sono state rilasciate dichiarazioni: il segretario della Difesa americano, infatti, non ha specificato né il numero di diplomatici americani a suo avviso necessari a ottemperare tali scopi, né il preciso orizzonte temporale in cui la loro affluenza in Siria è contemplata.
Alla domanda inerente all’eventualità che le forze governative siriane possano agire per disturbare i piani americani, Mattis ha risposto che ciò probabilmente sarebbe un errore.
In una precedente dichiarazione, rilasciata il 13 novembre 2017, Mattis aveva annunciato che le forze militari statunitensi sarebbero rimaste in Siria fintanto che gli avversari dello Stato Islamico avessero voluto e dovuto combattere contro l’organizzazione terroristica e prevenire il ritorno di quello che il capo del Pentagono ha chiamato “ISIS 2.0”.

In una lettera inviata ai membri della coalizione americana impegnata contro l’ISIS, un ufficiale statunitense d’alto rango ha scritto che, da quanto è stato previsto, le operazioni militari continueranno nel primo quadrimestre del 2018.
In merito, l’inviato speciale presso la coalizione americana Brett McGurk ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a restare in Siria finché non saranno certi che l’ISIS sia stato sconfitto, che gli sforzi di stabilizzazione possano andare a buon fine, e che si verifichino passi avanti significativi nei negoziati di Ginevra inerenti al processo politico del Paese.

Gli Stati Uniti hanno sospeso ogni relazione diplomatica con la Siria a febbraio 2012, a causa della guerra civile che affligge il Paese mediorientale dal 15 marzo 2011.
Gli Stati Uniti hanno dispiegato circa 2mila truppe in Siria nella lotta contro lo Stato Islamico. Tale presenza americana sul territorio non è vista di buon occhio dal presidente siriano Bashar al-Assad, che ha definito le truppe statunitensi come “forze invaditrici illegali”.
Negli ultimi due anni le milizie di Assad, aiutate dall’aviazione russa e spalleggiate da forze che godono dell’appoggio iraniano, sono riuscite a ripristinare il loro controllo sulla maggior parte del territorio siriano. La coalizione a guida statunitense impegnata nel combattimento contro lo Stato Islamico ha ripetutamente precisato che non cerca di combattere contro l’esercito di Assad, nonostante Washington voglia che il presidente siriano si dimetta.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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