Unicef: i bambini coinvolti nelle guerre nel 2017

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 7:13 in USA e Canada

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Nel corso del 2017, un numero sempre crescente di bambini è stato coinvolto in diversi conflitti sparsi in tutto il mondo.

È quanto afferma l’Unicef in un comunicato del 28 dicembre, in cui mette in guardia la comunità internazionale e chiede ai Paesi maggiormente coinvolti di prendere le precauzioni necessarie a proteggere i più vulnerabili. Il direttore dei programmi di emergenza dell’Unicef, Manuel Fontaine, ha spiegato che i bambini sono coloro che vengono esposti di più alle violenze nei conflitti, sia che si trovino a casa, sia che si trovino a scuola. A suo avviso, la comunità internazionale non può abituarsi a tale brutalità, ed è necessario intervenire subito. In tutti i conflitti intorno al mondo, i bambini sono vittima di attentati, vengono utilizzati come scudi umani e spesso sono obbligati a combattere. In alcuni contesti, i minori vengono addirittura rapiti dai gruppi estremisti, subendo abusi. Il risultato è che un numero sempre più elevato di bambini soffre di malnutrizione, malattie e traumi, che rischiano di compromettere il loro futuro.

L’Unicef ha fornito un elenco dei Paesi dove sono presenti conflitti, fornendo un bilancio dei minori coinvolti:

  • In Afghanistan, nei primi 9 mesi del 2017, circa 700 bambini sono stati uccisi;
  • Nella Repubblica Centrafricana, l’intensificarsi delle violenze ha portato alla morte, allo stupro, al reclutamento da parte di gruppi armati e al rapimento di minori;
  • Nella regione di Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo, gli scontri hanno costretto 850,000 bambini a sfollare, mentre 200 strutture sanitarie e 400 scuole sono state attaccate. Ad oggi, sono almeno 350,000 i minori malnutriti;
  • Nel nord-est della Nigeria e in Camerun, il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram ha obbligato almeno 135 bambini a commettere attacchi suicidi nel 2017, un numero cinque volte maggiore a quello del 2016;
  • In Iraq e in Siria, i bambini vengono usati ripetutamente come scudi umani, venendo coinvolti in assedi e colpiti dai cecchini;
  • In Myanmar, i minori Rohingya hanno subito la violenza degli scontri e della repressione effettuata dalle autorità locali, accusate di aver commesso un genocidio, venendo forzati a lasciare le proprie case nella regione di Rakhine;
  • In Sud Sudan, dove la guerra civile sta distruggendo l’economia e sta portando la popolazione verso una carestia, più di 19,000 bambini sono stati reclutati dalle forze armate e dai gruppi di militanti, mentre in 2,300 sono morti o sono stati feriti da quando il conflitto si è intensificato nel 2013;
  • In Somalia sono stati registrati 1,740 casi di reclutamento minorile nei primi 10 mesi del 2017;
  • In Yemen, sono circa 5,000 i minori che sono morti o sono stati feriti, mentre più di 11 milioni di bambini necessitano assistenza umanitaria;
  • Nell’est dell’Ucraina, 220,000 bambini vivono rischiando di saltare sulle mine antiuomo e altro materiale esplosivo rimanente dalla guerra, lungo una porzione territoriale lunga 500 km, considerato uno dei siti più contaminati al mondo.

Alla luce di tutto ciò, l’Unicef chiede a tutte le parti coinvolte nei conflitti di rispettare i propri obblighi e di conformarsi al diritto internazionale, cessando immediatamente le violazioni contro i bambini e i civili in generale. L’organizzazione umanitaria esorta altresì tutti gli Stati che hanno influenza sugli attori coinvolti nelle guerre di intervenire per proteggere i minori.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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