Turchia: fondi UE per rifugiati siriani non utilizzati

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 17:18 in Immigrazione Turchia

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Una fetta sostanziale dei fondi promessi dall’Unione Europea alla Turchia per aiutare i rifugiati siriani non è ancora stata attivamente sbloccata per rispondere ai loro bisogni, ha affermato il ministro per gli Affari Europei della Turchia.

Nella giornata di sabato 30 dicembre 2017, il ministero per gli Affari Europei della Turchia ha rilasciato una dichiarazione in cui rende noto che dei tre miliardi di euro concordati nei due negoziati del 2015 e 2016, solo 1,78 miliardi sono stati allocati ai ministeri turchi e alle organizzazioni internazionali responsabili di attuare i progetti convenuti.
Il ministero ha comunicato che, mentre la Turchia ha stanziato oltre 30 miliardi di dollari provenienti dal suo fondo nazionale per far fronte alle necessità dei siriani che si sono rifugiati in Turchia da circa sette anni a questa parte, una quota notevole dei 3 miliardi di euro che a novembre del 2015 l’Unione Europea si è impegnata a versare per contribuire alla gestione emergenziale dei rifugiati non è ancora stata sbloccata.
In base a tale dichiarazione, degli 1,78 miliardi di euro stanziati finora, 1,3 miliardi sono stati destinati alle organizzazioni internazionali, 270 milioni sono andati al ministero dell’Istruzione, 120 milioni al ministero della Salute, e 12 milioni al ministero dell’Interno. Tuttavia, secondo il ministero turco per gli Affari Europei, ciò non corrisponde all’importo che è stato attivamente utilizzato per far fronte ai bisogni dei rifugiati siriani. A suo dire, il meccanismo di stanziamento e utilizzo dei fondi dell’Unione Europea non sta purtroppo funzionando con celerità.

In passato, la Turchia ha obiettato che sarebbe stato più facile corrispondere tali fondi direttamente al governo nazionale – una richiesta che l’UE ha declinato, argomentando che il modus operandi non prevede una simile opzione, bensì si avvale di agenzie specializzate e istituzioni non governative per amministrare gli aiuti umanitari, affinché tali enti si assicurino che il supporto economico raggiunga effettivamente coloro che lo necessitano.

In cambio della promessa europea di fondi per i rifugiati siriani nel Paese, insieme con l’esenzione dal visto nei viaggi e il rinnovato impegno dell’UE verso la richiesta di adesione turca all’Unione, la Turchia si è impegnata a cooperate nel bloccare il traffico di migranti che attraversano il mar Egeo verso la Grecia e rimpatriare coloro che non dispongono delle qualifiche necessarie a fare richiesta d’asilo.
Tuttavia, le relazioni tra la Turchia e i Paesi occidentali nel 2017 sono andate progressivamente deteriorandosi. Alcuni funzionari dell’Unione Europea hanno affermato che la Turchia ha ancora una lunga strada da percorrere avanti a sé prima di poter diventare a tutti gli effetti un Paese-membro o ottenere l’esenzione dai visti di viaggio.

Quest’anno lo Stato ha espresso il suo risoluto dissenso in merito al fatto che la Germania stia concedendo diritto d’asilo ai turchi accusati dalle autorità del loro Paese di aver partecipato al tentativo di colpo di Stato verificatosi a luglio 2016. A  gennaio il ministro della Difesa turco Fikri Isik ha intimato alla Germania di non dare diritto d’asilo ai cittadini turchi che si sono recati nel Paese, tuttavia le autorità tedesche hanno ignorato l’appello, concedendo 4.408 permessi nell’arco temporale compreso tra gennaio e agosto 2017. Oltre 400 richiedenti asilo turchi hanno ottenuto anche passaporti diplomatici e permessi di lavoro governativi.

Il fallito golpe ha scatenato una dura reazione del governo guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha dato il via a una purga per opera dell’esercito turco e delle autorità civili e giudiziarie. Dal tentativo di golpe che a luglio del 2016 non è andato a buon fine a oggi, sono state arrestate all’incirca 50mila persone, e in circa 150mila sono stati licenziati o sospesi dai loro posti di lavoro, tra cui soldati, poliziotti, professori e dipendenti pubblici. Tale repressione ha riscontrato le critiche dei Paesi occidentali. Inoltre, nel mese di novembre 2017, l’Unione Europea ha ridotto per la prima volta i cosiddetti “fondi di preadesione” stanziati alla Turchia e facenti parte del bilancio per il 2018, a causa della situazione che verte nel Paese, che l’UE ha descritto come un contesto di deterioramento della democrazia, dello stato di diritto e della tutela dei diritti umani.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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