L’Afghanistan e la minaccia dei militanti affiliati all’ISIS

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 6:01 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dal 2015, l’Afghanistan è minacciato dalla Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione che compie continui attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali. L’ultimo attacco rivendicato dai militanti risale al 28 dicembre, quando almeno 40 persone sono morte, mentre altre 30 sono rimaste ferite in un attacco suicida rivendicato dall’ISIS a Kabul che ha colpito l’ufficio dell’agenzia stampa Afghan Voice e il centro culturale sciita Tabyan. Con le progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei in Afghanistan per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico attivi nel Paese asiatico. La CNN ha reso noto che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100,000 truppe, mentre oggi ce ne sono 14,000.

In un articolo pubblicato sul New York Times, Mujib Mashal spiega che, quando i soldati americani, lo scorso aprile, hanno sganciato una delle bombe più potenti in loro possesso contro un nascondiglio dei militanti dell’ISIS in Afghanistan, erano convinti che, entro la fine del 2017, gli affiliati del gruppo terroristico sarebbero stati annientati. Grazie a tale raid, le forze della Khorasan Province erano state ridotte da 3,000 a 700 combattenti, e i distretti sotto il loro controllo erano passati da 11 a 3. Tuttavia, alle porte dell’anno nuovo, appare evidente che la fine dei militanti affiliati all’ISIS in Afghanistan sia ancora lontana. Alla luce di questa evidenza, il 12 dicembre, il portavoce del Ministero della Difesa, Dawlat Waziri, ha annunciato che l’esercito di Kabul stava organizzando una nuova missione per eliminare definitivamente i terroristi dell’ISIS dal Paese. L’iniziativa, a detta del portavoce, si dovrebbe concentrare presso le province di Sar e Pul, Faryab e Jowzjan, dove i militanti legati all’ISIS sono particolarmente attivi.

Il generale John W. Nicholson Jr., ufficiale americano e comandante della NATO in Afghanistan, recentemente, ha reso noto che, dallo scorso marzo, sono stati eliminati 1,400 militanti dello Stato Islamico. Nonostante tali perdite, il gruppo sta continuando a reclutare adepti, che impediscono la sua morte definitiva. Ad avviso di Mujib Mashal, una delle ragioni per cui due anni di operazioni congiunte tra i soldati afghani e americani non sono state in grado di sedare le offensive è legata al fatto che le truppe stanno operando in aree che conoscono poco e che, negli ultimi anni, sono sempre state sotto il controllo dei gruppi di militanti. Per di più, i confini con il Pakistan sono l’area più propizia per i terroristi dell’ISIS, in quanto poco controllati. “È come un palloncino, se spingiamo da una parte, i militanti, come l’aria, si concentrano tutti da un’altra”, ha spiegato il generale Nicholson.

Il distretto di Khogyani, nella provincia di Nangarhar, nell’est del Paese, è l’area dove attualmente sono concentrati maggiormente i terroristi affiliati all’ISIS. Prima del loro arrivo, la zona era stata abbastanza pacifica, in quanto le forze talebane e le forze governative avevano  raggiunto un equilibrio che permetteva la loro coesistenza. Nonostante i talebani, generalmente, non permettano alle bambine di ansare a scuola, nel distretto di Khogyani, avevano permesso loro di ricevere un’educazione, mostrandosi disposti a scendere a compromessi con il governo di Kabul. Dall’altra parte, l’esercito afghano ha pagato gli stipendi agli insegnanti, che i talebani non erano in gradi di permettersi.

Affiliati dell’ISIS in Afghanistan emersero per la prima volta nel 2014, prendendo il controllo di remote zone della provincia di Nangarhar. Da subito, attirarono l’attenzione degli Stati Uniti che, all’epoca, avevano ridotto la propria presenza nel Paese asiatico, limitandosi a compiere operazioni antiterrorismo contro i talebani e contro al-Qaeda. Ad oggi, spiega Mujib Mashal, gli ufficiali statunitensi ed afghani non credono che la Khorasan Province mantenga contatti con i militanti dell’ISIS che operano in Siria e in Iraq ma che, al contrario, i terroristi siano soprattutto legati ai combattenti pakistani. La loro nascita e la loro espansione viene spiegata con diverse teorie. Secondo la prima teoria, i militanti affiliati all’ISIS; in un primo momenti, avrebbero utilizzato le montagne afghane come rifugi sicuri, per poi abbracciare l’ideologia dello Stato Islamico e decidere di compiere offensive contro il Paese asiatico. La seconda teoria, invece, sostiene che gli USA abbiano calcolato in maniera errata le operazioni e la minaccia posta dai terroristi, permettendo la loro crescita. Una terza teoria dà la colpa ai servizi di intelligence pakistani, accusati da lungo tempo di destabilizzare l’Afghanistan.

Mujib Mashal conclude che, al di là della vera motivazione, ciò che è certo, è che la Khorasan Province abbia aumentato la violenza in tutto il Paese, portando anche al verificarsi di contri con i talebani. Secondo diversi ufficiali afghani, la religione non ha niente a che vedere con i due gruppi, i quali entrano spesso in conflitto per accaparrarsi il controllo di territori e risorse. Secondo un’indagine condotta dalla United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA), i talebani e l’ISIS hanno condotto operazioni congiunte nel corso del mese di agosto. In particolare, secondo quanto è emerso dalle analisi, nell’attacco del 5-6 agosto nella provincia di Sar-e Pul, in cui sono morti più di 40 civili, i combattenti dei due gruppi armati hanno collaborato, commettendo una strage che è stata definita “un crimine di guerra”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.