Israele: Netanyahu vuole stanziare un fondo per i sostenitori del Paese

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 14:32 in Israele Medio Oriente

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, vuole stanziare un fondo per aiutare i Paesi in via di sviluppo che supportano Israele a livello internazionale.

La cifra stabilita è di 50 milioni di dollari, che verrebbero distribuiti egualmente tra 50 Paesi. Ogni Stato riceverà un pacchetto di aiuti in base ai bisogni individuali in diversi settori, quali tecnologia, agricoltura, sviluppo e così via. Netanyahu intende includere questo progetto nel prossimo piano economico del Paese e considera irrisoria la cifra dell’investimento, se paragonata all’effetto che avrà e che, secondo il premier, sarà visibile già fra dieci anni.

Questa strategia è stata pianificata sia per inserire Israele in nuovi mercati di esportazione per il settore tecnologico, sia per contrastare quello che le autorità del Paese definiscono un atteggiamento contro lo Stato da parte delle Nazioni Unite. Il Ministero degli Esteri ha già redatto una lista di potenziali candidati a questo fondo, selezionando Paesi dell’Africa, dell’Europa orientale e dell’Asia.

Nel 2017 Netanyahu ha visitato numerosi Paesi con i quali aveva intenzione di rafforzare i rapporti, diventando il primo premier israeliano in carica a visitare l’America Latina, Singapore e l’Australia. Netanyahu ha visitato anche New York, Mosca, Pechino, Budapest e altre località dove ha promosso Israele come potenza crescente in grado di offrire il suo contributo al mondo. Il primo ministro israeliano ha anche visitato due Paesi dell’Africa, il Kenya e la Liberia, dove ha dichiarato che una delle massime priorità del suo Paese è rafforzare le relazioni con il continente africano.

La decisione di Netanyahu di stanziare un fondo per aiutare Israele a guadagnarsi il supporto di altri Paesi nel mondo è stata annunciata una settimana dopo l’approvazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di una Risoluzione che respingeva la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv alla Città Santa. Giovedì 21 dicembre, 128 Paesi avevano votato a favore della Risoluzione, 9 si erano pronunciati contro e 35 si erano astenuti. Oltre a Israele e Stati Uniti, gli altri Paesi che volevano respingere la Risoluzione erano Guatemala, Honduras, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau e Togo.

La decisione di Trump, annunciata il 6 dicembre, aveva fatto esplodere centinaia di proteste in tutto il mondo e aveva inasprito la lotta tra israeliani e palestinesi, che da quel giorno hanno aumentato le rappresaglie gli uni contro gli altri, mediante incursioni, arresti, raid aerei e lanci di missili.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

 

di Redazione

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