Egitto: 3 presunti terroristi uccisi, 10 arrestati

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 20:59 in Africa Egitto

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Le forze dell’ordine egiziane hanno ucciso tre presunti terroristi in una sparatoria presso una fattoria che sarebbe stata il nascondiglio del gruppo di militanti nelle periferie di Giza, ha dichiarato il ministero dell’Interno del Paese.

Sabato 30 dicembre, una dichiarazione ufficiale rilasciata dal ministero dell’Interno egiziano ha reso noto che sono stati uccise tre probabili militanti. I tre, specifica il comunicato, erano a capo di un magazzino dove venivano fabbricati esplosivi e si concertavano operazioni terroristiche. Le forze di sicurezza locali hanno arrestato altri 10 uomini nelle province di Qalyoubia, a nord della capitale, e Fayoum, a circa 60 km a sud di Il Cairo. Nell’operazione sono stati confiscati numerosi congegni esplosivi, armi automatiche e altri armamenti.

Secondo la dichiarazione, i raid delle forze dell’ordine facevano parte di una strategia portata avanti dalle autorità egiziane al fine di precedere e sventare eventuali attacchi terroristici organizzati dai gruppi di militanti in vista delle festività natalizie e di Capodanno. Il target delle operazioni erano principalmente i membri del cosiddetto gruppo Hasm, un raggruppamento affiliato all’organizzazione illegale dei Fratelli Musulmani.

Hasm, emerso a livello mediatico nel 2016, ha rivendicato numerosi attacchi contro le forze dell’ordine, tra cui una sparatoria che si è rivelata fatale per un poliziotto e altri scontri che ne hanno feriti tre nella provincia. Su di loro cade anche l’accusa di un’esplosione che ha provocato la morte di sei poliziotti il 9 dicembre 2016.
L’Egitto accusa Hasm di essere un’ala militante dei Fratelli Musulmani, il movimento islamista più antico nel Paese, che il governo ha dichiarato illegale nel 2013. Dal canto loro, i Fratelli Musulmani hanno respinto l’accusa e affermano di non essere favorevoli alla violenza, bensì di lottare in nome di un cambiamento politico pacifico.

Un’insurrezione guidata dai combattenti dello Stato Islamico in Egitto, nell’accidentata e impervia penisola del Sinai, ha provocato la morte di centinaia di soldati e poliziotti da quando l’esercito del Paese ha rovesciato il presidente dello Stato nonché leader dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi, nel luglio del 2013. Il colpo di Stato è stato attuato il 3 luglio 2013 dall’esercito nazionale, dopo una fase di contrapposizione tra Morsi e Tamarrud, un movimento popolare di opposizione che aveva riscosso numerosi consensi. In quell’occasione non è però stato rilasciato alcun bilancio ufficiale delle vittime.

Negli ultimi mesi, gli attacchi di Hasm si sono spostati gradualmente nell’entroterra, prendendo di mira da una parte i cristiani copti, dall’altra i membri delle forze dell’ordine e i loro posti di blocco presenti sia dentro sia intorno alle principali città egiziane.
L’attentato più recente risale a ieri, venerdì 29 dicembre, e ha colpito una chiesa copta e un negozio gestito da commercianti cristiani, entrambi situati a sud del Cairo: almeno 11 persone sono morte. L’artefice dell’attacco è stato ferito e arrestato. Più tardi, l’ISIS ha rivendicato l’attentato, nonostante non abbia fornito alcuna prova circa la sua diretta responsabilità.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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