Cina: respinte le accuse di Trump in merito alla Corea del Nord

Pubblicato il 30 dicembre 2017 alle 10:52 in Cina USA e Canada

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Le autorità cinesi hanno respinto le accuse statunitensi secondo le quali la Cina sta vendendo petrolio alla Corea del Nord.

La portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Hua Chunying, durante una conferenza stampa, tenutasi venerdì 29 dicembre, ha affermato che le dichiarazioni “non corrispondono ai fatti”.

Giovedì, 28 dicembre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva accusato Pechino di aver venduto greggio alla Corea del Nord, violando così le Risoluzioni dell’Onu che impongono forti limitazioni all’importazione di carburante da parte di Pyongyang. La dichiarazione, pubblicata su Twitter, ha fatto seguito alla notizia di mercoledì 27 dicembre del quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo. Secondo la fonte, le navi cinesi avrebbero trasferito petrolio a quelle della Corea del Nord circa 30 volte da ottobre e sarebbero state individuate da un satellite spia statunitense.

Durante la conferenza stampa, la portavoce Hua ha riferito di aver notato, sui media, alcune notizie che sospettavano il passaggio di greggio tra una nave cinese e una nordcoreana, avvenuto il 19 ottobre. Hua ha spiegato che la Cina ha immediatamente avviato una serie di ricerche, scoprendo che l’imbarcazione in questione non ha attraccato e non è mai entrata o uscita da nessun porto cinese da agosto.

Nonostante la Cina abbia respinto tutte le accuse riguardo un suo potenziale coinvolgimento nella vendita di petrolio alla Corea del Nord, venerdì 29 dicembre i funzionari del governo della Corea del Sud hanno rivelato di aver sequestrato, il 24 novembre, una nave contrassegnata con la bandiera di Hong Kong, la Lighthouse Winmore. L’imbarcazione avrebbe fornito 600 tonnellate di petrolio raffinato alla Corea del Nord. L’equipaggio della nave, formato da 23 persone di nazionalità cinese e 2 del Myanmar, è trattenuto nella città di Yeosu e verrà rilasciato in seguito a ulteriori ricerche. Secondo i funzionari, i membri della Lightouse Winmore avrebbero suggerito che la transazione di greggio tra le navi dei due Paesi sarebbe avvenuta su richiesta di un’azienda taiwanese. Tuttavia, sia il governo di Pechino che quello di Taipei hanno dichiarato di non essere a conoscenza del trasferimento o del sequestro dell’imbarcazione. 

Hua ha sottolineato che Pechino ha sempre adottato le Risoluzioni imposte dall’Onu, rispettando quanto stabilito dalla legge internazionale. La portavoce ha affermato che a nessun cittadino cinese è mai stato permesso di intraprendere attività che possano andare contro le decisioni del Consiglio di Sicurezza e che, se da ulteriori ricerche risulteranno prove contro la Cina, il governo del Paese farà di tutto per rimediare alla situazione.

Venerdì 29 dicembre, sul quotidiano Global Times è stato sottolineato che le navi nordcoreane che si vedono nelle foto del satellite statunitense sono sì connesse a navi cinesi ma queste ultime, tuttavia, non sono petroliere. Secondo la fonte, non è chiaro a chi appartengano le imbarcazioni o da dove provengano, pertanto l’accusa di Washington e di Seul dovrebbe essere sottoposta a ulteriori ricerche.

L’amministrazione Trump è in primo piano per quanto riguarda l’imposizione di sanzioni alla Corea del Nord. Il Paese, infatti, ha destato le preoccupazioni della comunità internazionale da quando ha cominciato a effettuare test missilistici, nell’estate 2017. In risposta, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato alcune Risoluzioni, volte a limitare le importazioni e le esportazioni della Corea del Nord, tentando, in questo modo, di indebolire il Paese. Le restrizioni sono state inasprite con l’approvazione della Risoluzione 2397, votata dall’organo dell’Onu il 22 dicembre. Il regime di Kim Jong-Un aveva minacciato che tutti coloro che avevano votato a favore del documento, avrebbero pagato “il giusto prezzo” per le loro azioni.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti in inglese e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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