Perù: proseguono proteste per la liberazione di Fujimori

Pubblicato il 29 dicembre 2017 alle 15:01 in America Latina Perù

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I familiari delle vittime degli omicidi politici commessi sotto il governo di Alberto Fujimori (1990-2000) hanno annunciato lo scorso 27 dicembre che chiederanno l’annullamento dell’indulto per l’ex presidente, mentre continuano, ormai da cinque giorni, le proteste contro la decisione del presidente Kuczynski di liberare l’ex dittatore.

Allo stesso tempo, collettivi giovanili e altre organizzazioni sociali hanno organizzato ieri, 28 dicembre, una giornata nazionale di manifestazioni contro l’indulto, e la Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù (CGTP) prepara uno sciopero nazionale per lo stesso motivo.  
  
Genitori ed altri parenti delle vittime dei massacri per i quali Fujimori è stato condannato a 25 anni di carcere hanno condannato in una conferenza stampa il perdono e quello che considerano un patto politico ingiusto che lo ha reso possibile, fatto che scarta il carattere umanitario che gli ha dato il presidente.  

I familiari delle vittime sottolineano come Kuczynski sia sceso a patti con il partito di Fujimori, Fuerza Popular, che detiene la maggioranza assoluta al parlamento di Lima. Un’equazione, insomma, che suona “indulto in cambio di governabilità”.
  
“Kuczynski ha già perso ogni credibilità; ha negoziato di nascosto l’indulto per Fujimori pur di di non essere destituito per possibile corruzione” – ha dichiarato alla stampa il segretario generale della CGTP, Geronimo López, annunciando un’assemblea nazionale della centrale sindacale per organizzare “la paralisi del paese” con uno sciopero generale.  
  
Frattanto, nella città di Cusco migliaia di studenti sono scesi in piazza contro l’indulto e la polizia ha usato gas lacrimogeni per impedire loro di accedere all’aeroporto di quella che è la principale attrattiva turistica del paese.  

Proteste si sono svolte anche nei pressi dell’ambasciata peruviana a Parigi.
  
Le proteste di piazza si succedono ormai quotidianamente da quando domenica 24 dicembre è stato annunciato l’indulto, criticato nei suoi fondamenti giuridici e medici anche in seno al governo e che ha spinto alle dimissioni un ministro, un viceministro, tre parlamentari filo-governativi e almeno altri cinque alti funzionari.  
  
Tra i motivi si aggiunge l’inadempimento da parte di Fujimori del requisito legale di riconoscere la colpa per cui si è stati condannati e chiedere perdono alle vittime per i delitti commessi. 
  
Il 26 dicembre Fujimori ha reso pubblico un video in cui chiede perdono ai peruviani per aver “tradito la loro fiducia” senza menzionare le vittime né i crimini per i quali è stato condannato. Secondo gli anti-fujimoristi quello che si è rivolto ai peruviani “è un politico che parla ai suoi seguaci, senza tracce di pentimento, nemmeno formale, un bugiardo, un manipolatore dell’opinione pubblica”.

Fujimori ha sempre negato le accuse a suo carico ed ha difeso l’operato del suo governo nella lotta contro la guerriglia, il terrorismo e il narcotraffico, sottolineando come le persone uccise nel corso del suo mandato siano state uccise nel corso di una guerra.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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