Palestina: quarta giornata della collera

Pubblicato il 29 dicembre 2017 alle 13:30 in Israele Palestina

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In occasione della quarta giornata della collera, indetta dal movimento Hamas, tre missili sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza verso Israele.

Venerdì, 29 dicembre, è stato effettuato il lancio di tre razzi verso il territorio israeliano. Due sono stati intercettati dal sistema di sicurezza aerea, l’Iron Dome, mentre il terzo è caduto nel kibbutz di Nachal Oz, al confine con Gaza. Secondo le forze israeliane, il responsabile dell’attacco non è Hamas, ma altri gruppi terroristici presenti nella Striscia di Gaza. Nonostante ciò, un’ora dopo il lancio dei tre missili, Israele ha effettuato attacchi aerei e via terra contro due avamposti appartenenti ad Hamas, nella zona settentrionale della Striscia.

Mercoledì 27 dicembre, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva avvisato che non sarebbero stati tollerati ulteriori attacchi da parte da Hamas o di altri gruppi terroristici. Il primo ministro ha affermato che Israele impiegherà tutti i mezzi a sua disposizione per difendere la sicurezza e la sovranità dello Stato.

Il lancio di missili di venerdì 29 dicembre è avvenuto dopo più di una settimana dall’ultimo attacco di questo genere. Nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 dicembre, alcuni razzi erano stati indirizzati verso Israele, colpendo un’abitazione. Anche in quell’occasione, l’esercito israeliano aveva affermato che i razzi non erano stati lanciati da Hamas ma da altri terroristi. Israele aveva risposto agli attacchi con raid aerei e incursioni a terra nei giorni immediatamente seguenti.

I tre razzi dell’attacco del 29 dicembre si aggiungono ai 23 lanciati da Gaza verso Israele nel 2017. Di questi, 18 sono stati lanciati dall’inizio di dicembre. In seguito ai ripetuti attacchi da parte dei palestinesi, oltre alle incursioni e ai raid aerei, il 14 dicembre le forze israeliane avevano deciso di chiudere gli attraversamenti di confine con la Striscia di Gaza e con la Cisgiordania.

La situazione nell’area è peggiorata dal 6 dicembre, ossia da quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e ha deciso di spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv alla Città Santa. Da allora, gli scontri tra i palestinesi e gli israeliani sono aumentati, e numerose proteste si sono scatenate in tutto il mondo. La decisione di Trump è stata respinta con l’approvazione di una Risoluzione non vincolante da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, giovedì 21 dicembre. Il documento approvato ripeteva quanto sostenuto dall’Onu dal 1967 per quanto riguarda la situazione di Gerusalemme, ossia che lo status definitivo della città deve essere deciso mediante negoziati diretti tra Israele e la Palestina. La Risoluzione ha altresì respinto il trasferimento dell’ambasciata statunitense. Tuttavia, poiché le decisioni approvate dall’Assemblea Generale non sono vincolanti, gli Stati Uniti hanno fatto sapere che la decisione dell’organo dell’Onu non impedirà a Washington di stabilire la propria ambasciata nella Città Santa. Da allora, altri Paesi hanno manifestato la loro volontà di trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme, come per esempio per il Guatemala.
Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.
Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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