Corea del Sud: accordo sulle donne di conforto è da rifare

Pubblicato il 29 dicembre 2017 alle 18:04 in Asia Corea del Sud

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La tensione tra Corea del Sud e Giappone sulle “donne di conforto” aumenta sempre di più. Il presidente di Seoul, Moon Jae-in ha definito l’accordo del 2015 sulla questione seriamente compromesso e ha chiesto misure immediate per porvi rimedio.

L’accordo del 2015 non può risolvere la questione delle “donne di conforto” poiché esso è “un trattato politico che esclude le vittime e il pubblico e viola i principi generali della comunità internazionale in merito alla risoluzione di fatti storici”. Queste sono le dichiarazioni del presidente Moon Jae-in diffuse da un comunicato della Presidenza della Corea del Sud.

Il Giappone ha risposto alle dichiarazioni del leader sudcoreano affermando che qualsiasi tentativo da parte della Corea del Sud di rimettere mano all’accordo renderà i rapporti bilaterali “ingestibili”. L’accordo, ha ricordato il Ministro degli Esteri di Tokyo, è stato raggiunto in seguito a un processo negoziale legittimo tra le amministrazioni dei due Paesi.

La questione delle “donne di conforto” ha messo in ombra i rapporti bilaterali tra la Corea del Sud e il Giappone negli ultimi 50 anni, il termine, infatti, si riferisce alle donne sudcoreane sfruttate e costrette a prostituirsi nei bordelli riservati all’esercito giapponese durante la dominazione nipponica sulla penisola coreana, dal 1910 al 1945.

L’intesa siglata da Tokyo e Seoul nel 2015 doveva sancire la fine del contenzioso tra i due Paesi in merito alle “donne di conforto” in modo “definitivo e irreversibile”. Così non è stato. Un’indagine condotta dal Ministero degli Esteri sudcoreano ha rivelato che l’accordo presenta molte clausole che, al momento della sua sigla, non sono state rese pubbliche e non è sufficientemente “orientato sulle vittime e sulle loro necessità”.

L’accordo è stato voluto e portato a termine dalla precedente amministrazione sudcoreana guidata dalla presidente Park Geun-hye – che ha dovuto lasciare il suo ruolo in seguito a un processo per corruzione. Durante i negoziati il governo è stato accusato di non aver ascoltato le vittime e la società civile in merito alla questione delle donne di conforto.

Le disposizioni dell’accordo prevedevano, da un lato, che il Giappone ponesse scuse ufficiali alle ex donne di conforto e stanziasse un fondo da 8,8 milioni di dollari a loro favore. Ciò che non era stato reso noto, però, erano gli impegni della Corea del Sud in cambio di tali concessioni. Seoul, secondo quanto emerso dal rapporto del Ministero degli Esteri sudcoreano diffuso il 27 dicembre, avrebbe dovuto rinunciare a innalzare statue e monumenti in memoria delle vittime, nonché convincere i gruppi e le associazioni che le supportano a non continuare a cercare risarcimenti. Si tratta di termini inaccettabili per l’attuale governo sudcoreano.

Il Giappone e la Corea del Sud sono attualmente schierati al fianco degli Stati Uniti per cercare di porre fine al programma nucleare e missilistico della Corea del Nord, un picco di tensione tra i due governi potrebbe peggiorare la già critica situazione sulla penisola coreana.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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