Siria: ultimatum ai ribelli nel sud del Paese

Pubblicato il 28 dicembre 2017 alle 10:38 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’esercito siriano del presidente Bashar Al-Assad, ha lanciato un ultimatum ai ribelli siriani che si trovano al confine con Israele e il Libano, intimandoli ad arrendersi.

Negli ultimi mesi, si sono registrati numerosi scontri tra l’esercito di Al-Assad, sostenuto dalle milizie sciite di Hezbollah, e i ribelli siriani nel villaggio di Beit Jinn, in un’enclave ai piedi del monte Hermon, situato in un’area strategica nella Siria meridionale, al confine con Israele e il Libano. Al momento, il villaggio, che costituisce una delle ultime roccaforti dell’opposizione nel territorio, è stato completamente assediato dalle forze del governo, dopo essere stato sottoposto a continui bombardamenti e raid aerei. Martedì 26 dicembre, l’esercito siriano ha lanciato un ultimatum agli oppositori. Secondo quanto riferito da un ufficiale dell’Esercito siriano libero, composto dai disertori dell’esercito del regime, Ibrahim Al-Jebawi, ai ribelli siriani “sono state date 72 ore per arrendersi e recarsi a Idlib, mentre coloro che vogliono rimanere devono raggiungere un accordo”, ovvero una soluzione militare.

In merito alla questione, i media legati a Hezbollah hanno riferito che i ribelli avrebbero accettato di negoziare i termini della resa e che tali discussioni sarebbero già iniziate e prevedrebbero l’evacuazione dell’opposizione dal territorio nei prossimi giorni e il suo trasferimento a Idlib, che si trova sotto il controllo dei ribelli.

Tale enclave dei ribelli si trova a pochi chilometri di distanza dalla postazione di Hezbollah, situata nel territorio meridionale del Libano. In quest’ottica, la liberazione di tale territorio assume un’importanza strategica per le milizie sciite, che desiderano collegare le proprie roccaforti nel sud del Libano con il territorio siriano appena liberato. In merito alla questione, Al-Jebawi ha dichiarato: “Adesso, Hezbollah avrà un punto d’appoggio più grande all’interno del lato siriano del Golan e desidera fortemente unire quest’area al Libano meridionale”.

Tale prospettiva potrebbe allarmare ulteriormente Israele, il cui territorio nazionale confina con l’area di Beit Jinn. Israele teme, infatti, l’espansione della presenza iraniana, che supporta le milizie di Hezbollah, all’interno del territorio siriano. L’asse Damasco – Teheran preoccupa notevolmente Israele, che teme che l’Iran stia trasformando la Siria in una fortezza miliare, come parte di un più ampio piano mirato a cancellare il proprio Stato, secondo quanto affermato dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 28 agosto 2017 a Tel Aviv, in occasione di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Beit Jinn è situato vicino all’area di Quneitra, il cui governatorato fa parte delle quattro aree che sono state inserite all’interno delle zone cuscinetto siriane, secondo quanto stabilito nella quarta sessione dei negoziati di Astana, che si era tenuta il 3 maggio 2017. Inoltre, il 9 luglio 2017, Stati Uniti e Russia avevano imposto un cessate il fuoco nelle province di Dar’a, Quneitra e Al-Suwayda. Negli ultimi mesi, gli scontri tra l’esercito israeliano e le forze del regime siriano sono aumentati nelle zone di confine tra la Siria e i territori del Golan occupato, a tal punto che, il 27 giugno 2017, l’esercito israeliano aveva dichiarato la zona di Quneitra “area militare chiusa”, vietandone l’accesso ai cittadini israeliani.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.